Grotta Zinzulusa: un gioiello tra i gioielli del Salento
Grotta Zinzulusa: un gioiello tra i gioielli del Salento
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Grotta Zinzulusa: un gioiello tra i gioielli del Salento

Grotta Zinzulusa

La Grotta Zinzulusa, gioiello del Salento, si trova a Castro Marina (Lecce): essa rappresenta una delle più interessanti manifestazioni del fenomeno carsico

Un maestoso ingresso scavato nella parete di roccia a picco sul mare di Castro Marina dà il benvenuto alla Grotta Zinzulusa, uno dei maggiori fenomeni carsici del Salento. Così soprannominata dalla fantasia popolare, la grotta vede al suo interno numerose stalattiti e stalagmiti. Esse somigliano a stracci di un abito logoro, chiamati appunto “zinzuli” in dialetto salentino, dai quali la grotta prende il nome.

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La Grotta della Zinzulusa si suddivide in diverse parti. Superato l’ingresso, si accede a una galleria carsica che entra nel ventre della terra per un centinaio di metri. Progressivamente essa riduce la propria sezione, fino a raggiungere il cosiddetto “duomo”, ovvero il salone terminale del tratto emerso, quello prettamente turistico. Da questo punto in poi, infatti, un abbassamento di quota porta alla parte sommersa della grotta, il Cocito. Al suo interno sono stati trovati dei fossili viventi unici al mondo, tra i quali spugne ipogee Higghinsia ciccaresi e grosse stalagmiti sul pavimento.

Queste ultime sono indice di un lungo periodo di emersione di tali ambienti.

Grotta Zinzulusa: conformazione e scoperta

La grotta dunque è idealmente divisibile nelle tre zone di ingresso, cripta e fondo. Essa è invasa da acque sia marine che dolci sorgive, molto limpide e piuttosto fredde. Rappresenta un luogo particolarmente interessante dal punto di vista faunistico per la presenza di poriferi, organismi di solito non adatti ad ambienti isolati. In generale la grotta ospita una inusuale diversità biologica, con anche differenti specie endemiche.

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La Grotta della Zinzulusa venne scoperta dal vescovo di Castro, Antonio Francesco del Duca, nel 1793. Tuttavia, i primi studi iniziarono solo centocinquant’anni dopo, nel 1950. Alcuni studiosi salentini, in particolare, si cimentano poi nella scoperta e nello studio della Grotta Zinzulusa. Tra di essi si ricordano il Brocchi, il Botti e infine uno dei più insigni studiosi sul Salento, il De Giorgi.

L’interesse suscitato dalla Grotta Zinzulusa non si limita solo all’aspetto biologico.

Al suo interno, infatti, sono stati rinvenuti anche numerosi resti di manufatti. Essi sembrano risalire al Neolitico al Paleolitico, fino a giungere all’epoca romana. La grotta, che come detto è di natura carsica, si è originata durante il periodo del Pliocene per effetto dell’erosione operata dall’acqua sul sottosuolo calcareo salentino. La Zinzulusa, inoltre, presenta molti resti fossili di uccelli, cervi, felini, elefanti, orsi, ippopotami, rinoceronti. Essi testimoniano la straordinaria ricchezza e varietà di specie nel Salento antico.

La grotta venne infine aperta al pubblico nel 1957. Ancora oggi, la grotta presenta ulteriori bacini del tutto sommersi, esplorati fino a 250 metri dall’ingresso. Il Karst Waters Institute (KWI) ha inserito la grotta nella lista dei 10 sistemi carsici a maggiore rischio per i quali è necessaria una maggiore tutela.

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