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Guerra in Ucraina, l’Europa può fare a meno del carbone russo?

Polonia, Italia, Paesi Bassi e Finlandia quasi per intero e la Germania per la metà del fabbisogno: oggi l’Europa può fare a meno del carbone russo?

Una centrale a carbone

Guerra in Ucraina e scenari economici, l’Europa può fare a meno del carbone russo? Le nuove sanzioni imposte da Bruxelles hanno trovato accordo unanime sul difficile terreno dell’energia e il quinto pacchetto di misure prevede anche la sospensione delle importazioni di carbone dalla Russia entro quattro mesi.

Russia che per l’Ue è il fornitore principale. Lo dicono i dati: nel 2020 il 53% del carbone europeo era carbone russo, con una spesa di 4 miliardi di euro annui. Dopo la rivoluzione green e la messa del carbone in casella degli inquinanti l’Europa ha ridotto ma non azzerato i consumi

L’Europa può fare a meno del carbone russo?

Che significa? Che anche sul carbone affrancarsi da Mosca sarà difficile, difficile ma non impossibile.

Quali sono i mercati alternativi? Sono tutti mercati che presuppongono una logistica di trasporto aumentata: Sudafrica, Colombia, poi forse fino ad Australia ed Indonesia. Il centro Bruegel stima che il consumo di carbone nell’Unione Europea sia passato dai circa 400 milioni di tonnellate all’anno nel 1990 ai 136 del 2020. Ma chi dipende da Mosca sul carbone più di tutti a contare che l’Ue è una cosa e i singoli stati un’altra? 

Chi dipende più da Mosca per il carbone

Oltre alla Germania, che dalle forniture di Mosca dipende per la metà del suo approvvigionamento, spiccano Polonia, Italia, Paesi Bassi e Finlandia, che dalla Russia sono dipendenti praticamente per intero. Quello che andrebbe affrontato dunque sarebbe un costo maggiore per i trasporti ed un ulteriore abbassamento della quota carbone nelle riserve energetiche. Ma con cosa sopperire in tempi brevi al carbone? Una volta c’era il gas, ma anche quello, almeno fin quando non arriverà quello liquido degli Usa, porta dritto a Mosca. 

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