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Guerra in Ucraina, le armi italiane sono “vecchie e difficili da usare”

Le armi italiane fornite all'Ucraina non sarebbero mai state usate al fronte, in quanto "vecchie e difficili da usare": l'allarme.

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Le atrocità della guerra in Ucraina non si fermano e lo conferma quanto successo a Bucha, dove è in atto una vera strage. L’ultimo attacco ha coinvolto l’ospedale pediatrico di Mykolaiv. Il presidente Zelensky chiede ulteriori sanzioni alla Russia e un aiuto concreto per affrontare i continui attacchi di Putin.

Gli Usa forniscono a Kiev nuovi rifornimenti, con droni kamikaze, maschere anti-gas e tute protettive per i civili, ma anche missili e carri armati. Tutti di ultima generazione. Anche l’Italia ha offerto il proprio contributo, ma pare non sia stato accolto con altrettanto entusiasmo: il motivo.

Guerra in Ucraina, armi italiane “vecchie e difficili da usare”

I soldati ucraini hanno provato le armi provenienti dall’Italia, lamentando però il basso livello tecnologico che le contraddistingue.

I nostri prodotti più apprezzati sono i mezzi antimina Lince, mentre le mitragliatrici con cui l’esercito ucraino ha provato a prendere confidenza non sarebbero altrettanto soddisfacenti. I missili Javelin dati dagli americani o le forniture made in Uk spiccano per innovazione ed efficienza, ma non può dirsi lo stesso per le armi italiane considerate “vecchie e difficili da usare”. Per questo motivo, sembra che finora non siano mai state usate al fronte.

Da Pratica di Mare sono arrivati i missili terra-aria Stinger e i razzi controcarro Panzer Faust. Tuttavia, dalla fine della Guerra Fredda gli armamenti italiani non sono mai stati rinnovati. Molti di questi razzi sono stati usati in Afghanistan e Iraq. I missili Milan, invece, sono ritenuti ancora efficienti, ma il progetto risale al 1993.

Inoltre, l’esercito ucraino deve essere formato per poterli usare. Lo stesso problema riguarda i mortai da 120 millimetri, precedentemente usati nella missione afghana e che ora rientrano nelle prime liste di aiuti.

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