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Guerra in Ucraina, quanto costa il conflitto a ogni famiglia italiana?

Quanto costa agli italiani la guerra in Ucraina? Aumenta il prezzo di luce e gas, ma anche il costo del caffè e il pass autostradale.

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L’Ucraina, paese devastato dalla guerra, fa i conti con una profonda crisi umanitaria ed economica. Chi può continua a lasciare la propria terra, ma chi resta fa i conti con scorte alimentari ormai scarne. Non solo: il conflitto nel confine orientale del Vecchio continente sta apportando un aumento dei prezzi anche in Italia.

Guerra in Ucraina, aumentano i prezzi: quanto costa il conflitto agli italiani?

La guerra in Ucraina sembra lontana dalla fine. Non si fermano le violenze e le atrocità del conflitto sono all’ordine del giorno. Molte le ricadute a livello mondiale. A risentirne è anche l’Italia.

Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, gli effetti dell’invasione russa produrranno per l’anno in corso una riduzione del Pil di circa 24 miliardi di euro, che corrispondono ai quasi mille euro che ogni famiglia italiana dovrà pagare a causa della guerra in Ucraina.

Dalle stime delineate, secondo la Cgia la diminuzione della ricchezza prodotta nel nostro Paese sarà dell’1,4%. In termini assoluti, il deterioramento della situazione economica generale provocherà una riduzione in termini reali del Pil pari a 24 miliardi di euro che, rapportati ai 25 milioni di famiglie presenti in Italia, si traduce in una perdita di potere d’acquisto per ciascun nucleo di 929 euro”.

Le stime, tuttavia, sono variabili: potrebbero peggiorare in caso di escalation del conflitto o migliorare in caso di pace.

L’aumento dei prezzi si nota soprattutto nelle bollette di luce e gas, nell’impennata dell’inflazione e nella difficoltà di reperire molte materie prime. La situazione potrebbe causare una perdita di potere d’acquisto che coinvolgerebbe soprattutto le famiglie del Centro e del nord-est. Il rialzo riguarda anche altri prodotti e servizi, dal Telepass al mais, passando per grano e caffè.

L’appello della Cgia

La Cgia di Mestre chiede al premier Draghi un intervento salva-salari.

“Il Governo dovrebbe intervenire subito, tagliando in misura importante il cuneo fiscale. Solo con una misura salva-salari, infatti, potremmo evitare il crollo dei consumi delle famiglie e, conseguentemente, anche i ricavi degli artigiani e dei piccoli commercianti”, fanno sapere dall’associazione.

Quindi sottolineano: “L’inflazione non si versa come gli altri tributi, ma la si “paga” subendo la riduzione del potere d’acquisto che colpisce, in particolar modo, chi ha un reddito fisso. Se quella presente quest’anno è alimentata dall’aumento dei prezzi dei beni energetici che importiamo dall’estero, questo tipo di inflazione è ancor più allarmante, perché colpisce le famiglie meno abbienti. Secondo l’Istat, infatti, con un caro vita in crescita del 6%, questo si traduce in un incremento effettivo dell’8,3% per le famiglie più povere e del 4,9% per quelle benestanti. La ragione di questa asimmetria è riconducibile al fatto che nel carrello della spesa dei meno abbienti, i beni e i servizi ove i prezzi sono aumentati, come gli alimentari, pesano in proporzione maggiore delle altre tipologie di consumatori”.

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