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Guerra tra le favelas: Lula manda l’esercito a Rio

Domenica scorsa è scoppiata una vera e propria guerra nelle favelas di Rio de Janeiro, che ha come fulcro Vila Cruzeiro. Le violenze hanno provocato almeno 30 morti e 192 feriti tra i civili, ma sono stati danneggiati anche 96 veicoli della polizia, bruciati dai malviventi.
Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha inviato l’esercito per fermare la faida tra bande di narcotrafficanti, autorizzando l’invio di paracadutisti, blindati ed elicotteri per appoggiare i 21 mila poliziotti già impegnati nella maxi-operazione.

Inizialmente, la polizia aveva dato un vero e proprio ultimatum alle bande, chiedendo la loro resa: le forze dell’ordine avevano fatto leva soprattutto sulle madri e le mogli, e la campagna ha avuto successo per 31 trafficanti, accompagnati dalle madri; ma la maggior parte ha iniziato a rispondere agli attacchi.
Sergio Duarte, colonnello capo della polizia militare, è ottimista circa la riuscita di questo sforzo.

L’esercito infatti è riuscito a occupare Vila Cruzeiro, dove i trafficanti avevano costruito delle barriere, spingendoli a spostarsi nel Complexo do Alemão. Duarte è determinato a controllare casa per casa, verificando pazientemente ogni dove.
La situazione è critica, anche perché numerosi negozi, chiese e scuole sono state chiuse, e i cittadini non sanno se sia più sicuro stare in casa o per strada. Si percepisce nell’aria una sensazione di incertezza e frustrazione.
Da domenica scorsa, sono stati arrestati più di 150 individui. Ma più che l’arresto dei delinquenti, è importante riprendere il controllo del territorio, a lungo governato dalle bande. È il primo obiettivo per pacificare la città, in vista del World Cup del 2014 e delle Olimpiadi del 2016. Il problema non è solo della città di Rio, ma investe l’intera nazione, che sta cercando di dare di se stessa un’immagine diversa, di solarità e colore, mentre è invasa da immagini di violenza e povertà.

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