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Guerra Ucraina, morto un cameraman tv nell'attacco a Babyn Iar

Guerra Ucraina morto cameraman

Un cameraman è morto in Ucraina a seguito del bombardamento a Babyn Iar. Il ricordo toccante di una sua collega.

La guerra in Ucraina va avanti e continua a mietere vittime.

Tra queste c’è anche un cameraman, morto mentre era intento a documentare il conflitto per la tv per la quale lavorava. Stando a quanto riportato dalla giornalista ucraina Olga Tokaribuk su Twitter, la vittima è Yevhenii Sakun, deceduto a seguito del bombardamento russo a Babyn Iar, il memoriale dell’Olocausto a Kiev.

Guerra Ucraina, morto un cameraman

“La prima persona che conosco è morta in questa guerra – ha scritto la Tokariuk postando il pass press del cameram – Il mio ex collega, il cameraman della Tv Yevhenii Sakun, è stato ucciso ieri a seguito di un attacco missilistico russo sulla Baby Yar di Kiev, insieme ad altre 4 persone.

È stato un piacere lavorare con lui. Sono devastata da questa notizia. Memoria eterna”.

Morto un cameraman impegnato a raccontare la guerra in Ucraina

Stando a quanto fino a questo momento è stato confermato, Sakun sarebbbe il primo giornalista decuduto a causa del conflitto. Lo scorso 26 febbraio due reporter danesi del quotidiano Ekstra-Bladet erano rimasti gravemente feriti a seguito dei diversi colpi d’artiglieria che erano stati scagliati contro la loro auto.

Stefan Weichert e Emil Filtenborg Mikkelsen, questi i loro nomi, erano intenti a documentare l’atrocità della guerra in una scuola materna bombardata a Ohtyrka, nel nord-est dell’Ucraina.

Morto un cameran nella guerra in Ucraina

La necessità di raccontare la guerra e l’oggettivo pericolo derivante avevano spinto nei giorni scorsi l’organizzazione internazionale per la libertà di stampa, Reporters sans Frontières, a lanciare l’allarme.

“Testimoni in prima linea dell’invasione russa – scrivono dall’organizzazione – i giornalisti rischiano di essere colpiti da spari e bombardamenti in corso in tutto il Paese. Alcuni corrispondenti nella regione temono di essere circondati e di non avere scampo. Altri, che vorrebbero essere evacuati, si trovano bloccati, come tantissimi civili, in particolare a Kharkiv e Kherson”.