Flat tax: cos’è, come funziona e chi ci guadagna
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Flat tax: cos’è, come funziona e chi ci guadagna

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Cos'è, come funziona, chi ne beneficia e chi ne trae maggior guadagno: tutto quello che c'è da sapere sulla Flat tax.

Flat tax: cos’è e come funziona

La Flat tax (tassa piatta) è un modello fiscale che consiste nell’introduzione di un’aliquota bassa e unica per tutti. In realtà in Italia potrebbero essere due le aliquote introdotte, al 15% e al 20%, per garantire il principio di progressività della tassa tutelato dall’art. 53 della nostra Costituzione. Le detrazioni e le deduzioni attualmente previste subirebbero un azzeramento in favore di un pacchetto di deduzioni apposite.

Nata nel 1956 grazie agli studi di Friedman, è oggi diffusa, oltre che negli Stati Uniti, in molti paesi dell’Est. Per citarne alcuni, è prevista in Russia (al 13%), in Bulgaria (al 10%), in Repubblica Ceca (al 23%), in Estonia (al 24%), in Ucraina (al 15%) e in Albania (al 10%).

In Italia, con la precedente Legge di Bilancio è stata introdotta per le partite Iva che fatturano fino a 65.00€. Inoltre chi apre una nuova partita Iva avrà l’opportunità di pagare il 5% per i primi cinque anni, a patto che l’attività aperta non sia una prosecuzione di quella precedente.

Questo ha portato, nei primi mesi del 2019, all’apertura di oltre 200.000 partite Iva. Prevista inoltre una tassa piatta al 7% per i pensionati che si trasferiscono al Sud in paesi fino a 20.000 abitanti. Questo per contrastare la loro fuga verso paesi, come il Portogallo, che hanno un regime fiscale molto ridotto.

La proposta per partite Iva e famiglie

Si è svolta questa mattina al Viminale la riunione tra il vicepremier leghista e le associazioni sindacali. Presente anche Armando Siri che ha illustrato il progetto di rivoluzione fiscale. La proposta della Lega consisterebbe innanzitutto nell’allargamento della platea delle partite Iva che possono beneficiare della tassa piatta. Se ora comprende solo quelle che fatturano fino a 65.000€, l’idea è quella di estenderla anche a chi ha un fatturato dai 65.000€ ai 100.000€. L’aliquota prevista da versare allo Stato sarebbe del 20%.

Una seconda proposta è l’estensione della flat tax anche ai lavoratori dipendenti, con un particolare occhio di riguardo alle famiglie.

Chi ha un reddito familiare fino a 55.000€ avrebbe la possibilità di pagare il 15% secco. Le famiglie beneficiarie sarebbero 20 milioni, per un totale di 40 milioni di contribuenti. Sono previsti risparmi fino a 3.500€ all’anno per famiglie monoreddito con un figlio. Lo Stato incasserebbe 12-13 miliardi.

Le deduzioni previste

Come anticipato, chi opta per questo tipo di tassazione vedrà azzerate tutte le detrazioni che oggi sono riconosciute dalla legge. Esse verranno sostituite, per quanto riguarda le famiglie, da un pacchetto di deduzioni così suddivise:

  • per redditi fino a 35.000€ è prevista una deduzione forfettaria di 3.000€ per ogni componente del nucleo familiare. Se dunque in una famiglia ci sono 4 componenti, la deduzione sarà pari a 12.000€. Ciò significa che pagherà il 15% sulla differenza tra il suo reddito e i 12.000€.
  • per redditi da 35.000€ a 50.000€ è prevista solo la detrazione per carichi familiari, ovvero per i componenti che hanno un reddito inferiore a 4.000€ se under 24, di 2.840.51€ se over 24.
  • per redditi superiori a 50.000€ non sono previste detrazioni.

La proposta sui redditi incrementali

Un’alternativa alla precedente idea, che sta prendendo piede in questi giorni, è la flat tax sui redditi incrementali.

Si tratta di un’aliquota del 15% su quanto di più si dichiara rispetto all’anno precedente, storica proposta di Fratelli d’Italia. Per fare un esempio, se X nel 2018 ha dichiarato 100 e nel 2019 dichiara 120, pagherebbe il 15% solo sui 20 di differenza. Una proposta che allo stato costerebbe soltanto 2 miliardi e farebbe emergere il sommerso. Inoltre non avrebbe limite di reddito: l’importante è fatturare e dichiarare di più rispetto all’anno scorso.

Flat tax: chi ci guadagna

Uno degli svantaggi dell’introduzione della flat tax potrebbe essere l’avvantaggiamento dei più ricchi. Se infatti un lavoratore dipendente oggi fattura 70.000€, deve versare allo Stato il 41% del suo reddito, pari a 28.700€. Con il nuovo regime fiscale verserebbe invece solo il 15% (o il 20%), per un guadagno di 18.200€ (o 14.700€). Per un lavoratore che invece fattura 20.000€ oggi l’aliquota prevista è del 27%, quindi versa una cifra di 5.400€. Con la Flat tax al 15% verserebbe 3000€, con un guadagno di soli 2.4000€.

Sembrerebbe dunque che più il tuo fatturato è alto, maggiore sarà il tuo guadagno. Inoltre con questo regime verrebbe annullato il bonus Renzi, del valore di 960€ l’anno, e alcune famiglie si troverebbero a pagare più di quanto non fanno ora. Per fare un esempio, una famiglia con due lavoratori dipendenti di cui uno fattura 27.000€ e l’altro 12.000€, oggi versa un totale di 5.770€. Con il regime al 15% si troverebbe a versare 5.850€.

Sarà comunque possibile scegliere con quale dei due regimi, quello vigente o quello nuovo, versare contributi allo Stato.

Flat tax: i rischi

La tassa piatta è diffusa in moltissimi paesi dell’Est dove sembra funzionare molto bene, soprattutto in Russia. In Slovacchia invece è stata abolita nel 2013, visti i danni che ha causato all’economia. Questo perché una tassazione del genere si basa sul principio “pagare meno per pagare tutti“. Suppone cioè che, abbassando la richiesta fiscale, i contribuenti siano spinti a dichiarare e a non evadere. Se però questo non avviene, lo Stato assiste ad un’enorme perdita di gettito ed è costretto a correre ai ripari, ad esempio aumentando l’Iva.

Inoltre una tassazione del genere sarebbe meglio attuarla nel momento stesso in cui viene proposta, senza annunciarne il rinvio ad anni seguenti. Altrimenti si rischia che i contribuenti dichiarino quanto basta per beneficiare della tassa piatta, favorendo così l’evasione fiscale.

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