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Andrea Doria, la nave affonda: le cause della tragedia

L'Andrea Doria affonda nelle acque dell'Atlantico, la vera causa di questa tragedia fu un errore umano.

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L’Andrea Doria segna l’apice della rinascita del progresso italiano, raggiunto con il varo di questo meraviglioso transatlantico nel 16 giugno del 1951. Costruita nel cantiere navale Ansaldo di Sestri Ponente di Genova, quest’imponente scafo progettato per intraprende viaggi intercontinentali e attraversare l’Atlantico, porta il nome di un grande ammiraglio del XVI secolo forgiato dall’antica tradizione marittima tipica dei genovesi.

Andrea Doria: l’ultimo viaggio della nave

Il 17 luglio del 1956, salpa l’Andrea Doria per la sua ultima traversata atlantica, la numero 101. Al comando di quell’ultimo viaggio si trova il comandante Piero Calamai, considerato ancora oggi un ufficiale dal grande carisma ed esperienza professionale. Alle ore 11 del 17 luglio del ’56, l’Andra Doria si allontana dalla banchina per affrontare la sua 101esima traversata. L’ultima.

A bordo, tra equipaggio e passeggeri, si trovano 1706 persone suddivise nelle tre classi. La nave, dopo uno scalo a Cannes e uno a Napoli, supera lo Stretto di Gibilterra e affronta l’Atlantico.

La traversata dell’Andrea Doria sta per volgere al termine, infatti, all’alba del nono giorno ci sarebbe stato l’ormeggio della nave nel porto di New York, ma il 25 luglio, nell’ottavo giorno di navigazione, al largo della piattaforma continentale americana, la nebbia compare lungo la rotta. Il fenomeno è piuttosto frequente e il comandante Calamai è già in plancia per decidere sul da farsi. Ordina di ridurre la velocità, la chiusura delle porte stagne, avvia le procedure di sicurezza con segnali acustici e posiziona le vedette.

L’ Andrea Doria affonda: gli errori fatali

Il 25 luglio alle 12, la nave Stockholm parte dal porto di New York per raggiungere il Nord Europa.

Il comandante Nordenson lascia nelle mani del terzo ufficiale la navigazione, il quale ha l’ordine di avvisare in prossimità della nave faro di Nantucket, di non incrociare altre navi a meno di un miglio e in caso di avvistamento di banchi di nebbia, darne subito notizia.

I banchi di nebbia previsti non vengono avvistati da Cartens, il quale decide di fare un punto di rotta. Questo gli consente di accorgersi che la propria nave si trova molto più a nord rispetto alla rotta prestabilita. Probabilmente, il cambio di rotta della Stockholm è da attribuire alle forti correnti. Calamai, in prossimità della nave faro, sente il ”muggito” della Stockholm e dà ordine d’impostare rotta 269 sulla Ambrose, la nave fanale posizionata per indicare la rotta consigliata.

Nel frattempo, Cartens lascia la navigazione al timoniere Larsen, al quale viene attribuita la colpa di un ennesimo cambio di rotta che ha portato la nave nuovamente verso nord. Sul radar della Doria alle 23.05, viene avvistato lo Stockholm a circa 4 miglia a 4° a dritta in direzione contraria. Calamai fa accostare di 4° a sinistra ed è a questo punto che Cartens compie il suo errore fatale.

Cartens crede di essere alla sinistra della Doria e ordina un accostamento di 22° a dritta, ma nel fare ciò, non fa eseguire le segnalazioni acustiche previste in caso di vicinanza con altre navi. Sulla Doria, Calamai si porta sull’aletta a dritta e scruta tra la nebbia nel tentativo d’intravedere le luci di un’altra nave nelle vicinanze, ma l’unica cosa che riesce a vedere è la sagoma bianca della Stockholm che esce dalla nebbia, mentre l’urlo di una delle vedette ”ci viene addosso”, raggela il sangue di tutto l’equipaggio.

I tentativi disperati di salvataggio

I tentativi di Cartens e Calamai di evitare la collisione urlando ordini di cambi di direzione e manovre di scampo, non basteranno per sottrarre l’Andrea Doria al suo destino. Alle 23:11 del 25 luglio, l’affilata sagoma della Stockholm lacera il ventre della Doria per 12 metri, in corrispondenza delle cabine di prima classe. Nello schianto muoiono 43 persone sulla Doria e altre 4 sulla Stockholm. La falla è di 4 volte superiore rispetto alle dimensioni di tolleranza per poter procedere la navigazione.

Il comandante Calamai, compresa la gravità della situazione, scarta l’ipotesi di raggiungere acque meno profonde e ordina subito l’avvio delle procedure di salvataggio dei passeggeri. Intanto, le richieste di soccorso sono già state avviate. La L’lle France accoglie la richiesta di soccorso e si dirige verso la Doria, dove dovrebbe arrivare intorno all’1:45.

La Doria si trova sbandata di 19° e questo rende impossibile utilizzare le scialuppe sul lato sinistro. Alle 00:36 la Cape Ann, arrivata in zona, mette a disposizione due scialuppe, mentre la Stockholm, dopo aver stabilizzato la sua situazione, fa scendere in mare le sue 12 scialuppe. La L’lle de France arriva sul posto e mette in salvo 576 passeggeri e 177 membri dell’equipaggio.

Il comandante Calamai è intenzionato a rimanere fino alla fine sulla sua nave e dà ordine al restante equipaggio di salire sull’ultima scialuppa, il quale però, riesce a convincere anche Calamai, il quale, dopo essere salito sull’imbarcazione di salvataggio, assiste alle ultime ore di vita della sua nave. Dopo 11 ore di agonia, l’Andrea Doria si arrende all’Oceano Atlantico al largo della costa, con l’aletta di poppa che infine scompare sotto il filo dell’acqua, mentre la prua ha già toccato il fondo. L’Andrea Doria giace tutt’oggi a 75 metri di profondità ed è uno dei 20 relitti più famosi del mondo.


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