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Haiti un anno dopo

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E’ passato un anno dal terribile terremoto che ha sconvolto l’isola di Haiti, provocando oltre 220.000 morti, e la situazione, invece che tornare alla normalità, si è aggravata.
Lo denuncia l’ Unione europea, che non nasconde la preoccupazione per il futuro del Paese. “Oggi siamo pienamente consapevoli che, lungi dall’essere soddisfacente, la situazione in alcuni settori è andata addirittura aggravandosi”, ha affermato l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, insieme ai commissari allo sviluppo, Andris Piebalgs, e agli aiuti umanitari, Kristalina Georgieva.
Infatti oltre alle gravi difficoltà nella ricostruzione dovute all’estrema povertà in cui versa il paese già da prima della catastrofe, si è aggiunto l’uragano Tomas e l’epidemia di colera, ma soprattutto l’instabilità politica che non consente agli aiuti umanitari di raggiungere tutti coloro che ne hanno bisogno e complica il processo di ricostruzione.

L’Unione europea, ha sottolineato Piebalgs in una conferenza stampa, “ha mantenuto le sue promesse, ma sugli interventi pesano i ritardi tecnici e l’ insicurezza; l’instabilità politica rende più lenta la ricostruzione”. “Per quanto tragico, il terremoto non è il peggiore problema di Haiti“, ha aggiunto la commissaria agli aiuti umanitari, Georgieva.
Con uno stanziamento di 1,2 miliardi di euro, l’Unione europea è il principale donatore a favore di Haiti a livello internazionale. Ad oggi sono già stati impegnati 600 milioni di euro e di questi ne sono stati materialmente spesi 332 che sono serviti per ristabilire i servizi di basee per ricostruire infrastrutture strategiche e la rete viaria. Grazie all’intervento europeo, ha ricordato il commissario Piebalgs, la strada che conduce dalla capitale Port-au-Prince a Cap Haitien, la seconda città del Paese, si può percorrere in tre ore, rispetto alle otto necessarie precedentemente.
L’Unione europea ribadisce di voler mantenere gli impegni presi e dimostrare così la propria solidarietà, ma lancia un monito alle autorità haitiane perché garantiscano “elezioni libere” e con queste la stabilità e il funzionamento democratico del paese, “un prerequisito – dice Bruxelles – affinché l’Ue e la comunità internazionale possano cooperare con un partner legittimo”.Anche l’ex presidente americano Bill Clinton, incaricato di coordinare gli aiuti internazionali a Haiti dopo il sisma del 12 gennaio 2010 è preoccupato e “irritato” per la lentezza della ricostruzione “Nessuno è più irritato di me perché non è stato fatto di più”, ha dichiarato Clinton durante una visita a Port-au-Prince, aggiungendo che “solo il 60% circa di quanto è stato previsto per il primo anno è stato effettivamente speso”.

L’ex presidente, giunto a Haiti per partecipare, oggi, alle cerimonie di commemorazione in occasione del primo anniversario del terremoto, ha però assicurato che il ritmo della ricostruzione ha preso slancio. “La situazione è incoraggiante – ha detto – si va infinitamente più veloci che quattro mesi fa”.

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