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Hanno riscritto la storia

Trentatre giorni dopo l’effimera gioia di Madrid, l’Italia del pallone si risveglia più povera. Per carità, i tifosi dell’Inter avevano tutto il diritto di festeggiare una Coppa Campioni (ci piace chiamarla così) attesa per oltre quarant’anni, ma il movimento italiano no.

Il conto salatissimo di un movimento in continua discesa lo si è pagato tutto in una volta all’Ellis Park in un pomeriggio destinato a rimanere indelebile non solo dal punto di vista storico. Perchè ricominciare non sarà facile. Da Pak-do-Ik a Vittek, la storia si è ripetuta: ma se quarantaquattro anni fa a cadere fu una squadra destinata poi a risorgere quattro anni dopo grazie ad un’infornata di talenti e campioni, oggi il futuro è neblosissimo.

Lippi paga anche colpe non sue ma è troppo facile prendersi genericamente le colpe senza entrare nel merito.

Di questo compito dovranno incaricarsi Abete e Prandelli, cui però non dovranno essere chiesti miracoli. Da Berlino a Johannesburg, in nove sono passati da Campioni del Mondo a detentori di un record forse imbattibile, quello del peggior mondiale della storia azzurra, con nessuna vittoria nella prima fase. Impossibile fare peggio? No, basta dare un’occhiata all’Under 21 ad un passo dal baratro. C’era una volta l’Italia del pallone.


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