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I Casalesi vendono allo stato i terreni per depositare le ecoballe

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Napoli – Da un’inchiesta dell’antimafia emerge che il commissariato per l’emergenza rifiuti avrebbe acquistato ed in altri casi, preso in affitto per i siti di stoccaggio delle ecoballe, terre di proprietà dei Casalesi. Le aree interessate sono quelle di San Tammaro, Villa Literno, Taverna del Re. Dietro questi loschi affari, ancora una volta echeggiano i nomi di Michele Zagaria ed Antonio Iovine.

Quello dei siti di stoccaggio per le ecoballe, sarebbero quindi, un altro modo di fare affari per il clan più pericoloso della Campania. Ovviamente i proprietari delle aree interessate, sarebbero dei prestanome. C’è da chiedersi come sia possibile che terreni riconducibili a pericolosi camorristi vengano affittati dallo stato, infatti, prima che venga individuato un sito di stoccaggio c’è tutta un’attività investigativa dietro, fatta di controlli, riscontri da parte degli 007 che lavorano per il commissariato ai rifiuti.

A questo punto le cose sono due: chi ha avallato l’affitto dei terreni in questione o è un incapace, oppure è in malafede. C’è dell’altro, secondo un’inchiesta della Procura, i casalesi acquistavano terreni per poi rivenderli allo stato per uso discarica a prezzi maggiorati fino a 22 volte il costo iniziale.

Facciamo un passo indietro, tra il 2004 ed il 2008, rappresentanti dello stato avrebbero avuto una serie di incontri con Michele Zagaria avviando così, una trattativa tra il boss dei Casalesi , uomini dei Servizi segreti e esponenti del Commissariato per l’emergenza rifiuti. In cambio della piena agibilità della struttura commissariale in Provincia di Caserta e di Napoli, come rivelano Il Mattino ed il quotidiano Terra, il capoclan avrebbe ottenuto l’ingresso delle sue aziende negli appalti, i soldi dei ristori del ministero dell’Ambiente e la copertura della sua latitanza.

Secondo il pm Catello Maresca, titolare dell’inchiesta, gli uomini di Zagaria, venivano informati sui terreni che aveva individuato il commissariato per la gestione dei rifiuti, che successivamente venivano acquistati a prezzi stracciati da aziende riconducibili ai Casalesi.

Tali terreni erano poi venduti a prezzi esorbitanti allo stato tramite la struttura commissariale. La vendita di questi terreni avrebbe fruttato ai Casalesi, diverse decine di milioni di euro.

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