Il ruolo dei figli di mezzo
Il ruolo dei figli di mezzo
Infanzia

Il ruolo dei figli di mezzo

figli di mezzo

La posizione dei figli di mezzo in famiglia è stata spesso oggetto di dibattito tra gli psicologici. Ecco cosa ne emerge.

In Inghilterra li chiamano “i bambini perduti” perché faticano a trovare la propria identità. Gli psicologi americani li definiscono “i bambini sandwich”. Per noi sono semplicemente i figli di mezzo, quelli che non sono nati né per primi né per ultimi. Hanno, quindi, fratelli più grandi e fratelli più piccoli e, da questa loro condizione, sembrano derivare caratteristiche peculiari, almeno secondo gli psicologici. Perché, vi chiederete? Scopriamolo insieme.

I figli di mezzo

La situazione dei bambini nati per secondi è delicata, secondo la psicologia. Soprattutto nel caso in cui dovessero arrivare anche altri bambini a seguire. Il secondogenito, infatti, tenderà a sentirsi meno importante, sottovalutato o messo da parte. Naturalmente, tutto dipende da come i genitori riescono a gestire la relazione coi figli. Un genitore, infatti, con il giusto approccio, può minimizzare o eliminare del tutto il malessere del secondogenito. Il primo è, di solito, il figlio dalle numerose aspettative. All’ultimo viene chiesto di ricoprire il ruolo del “cucciolo di casa”. I figli di mezzo, invece, sono spesso le figure “intermedie” tra i due fratelli.

Questa posizione, oltre a poter generare qualche malumore, ha anche i suoi punti di forza. Ecco quali sono.

I lati positivi di essere un figlio di mezzo

Se i primogeniti sono più tradizionalisti, ambiziosi e hanno uno spiccato senso della responsabilità, i secondi sono spesso più socievoli, creativi e rilassati. Si tratta di una condizione che favorisce, da grandi, scelte più libere e consapevoli, non troppo condizionate dalle aspettative di mamma e papà. Sono in parte esenti dalla responsabilità di tramandare affari e tradizioni di cui sono investiti i primogeniti. Se è importante regalare a ogni figlio del tempo in esclusiva, per il figlio di mezzo questa regola è, forse, ancora più importante. Forti delle esperienze del fratello maggiore ma non vessati dalle attenzioni che i genitori riservano sull’ultimo, i secondogeniti hanno la possibilità di fare le loro esperienze in modo più libero, vivendo meno l’ansia che è toccata agli altri due.

Gli stessi genitori tendono a offrire loro maggiore autonomia, forti dell’esperienza che hanno accumulato col primogenito. Gli errori e le paure affrontati con i maggiori servono da lezione per rapportarsi alle scelte dei figli di mezzo.

Le caratteristiche dei figli di mezzo

Se l’approccio dei genitori nei confronti dei figli varia parecchio, quelli di mezzo possono reagire in modi che gli psicologi tendono ad accomunare. A volte, per esempio, i secondogeniti tendendo a sparire, sentendosi insicuri tra due fratelli più esuberanti. Altre volte, invece, sono loro ad essere i più esuberanti, nascondendo la loro insicurezza, ribellandosi e guadagnandosi l’etichetta di figlio monello. L’obiettivo di ognuno è, comunque, quello di richiamare l’attenzione dei genitori e di creare, così, un rapporto privilegiato con la mamma o con il papà.

Accorgimenti da adottare

Perché la ricerca di autonomia dei figli di mezzo non si trasformi una crescita solitaria, ci sono alcuni aspetti che i genitori dovrebbero considerare con attenzione.

  • Il rapporto con il primo.

    Anche se il fratello maggiore è abbastanza grande per badare al secondogenito, non si dovrebbe mai lasciare che il ragazzo prenda il posto del genitore nella guida del secondo figlio. Il più piccolo, infatti, potrebbe sentirsi trascurato. Il grande, allo stesso tempo, potrebbe sentirsi solo ad affrontare una responsabilità più grande di lui.

  • Evitate i paragoni. Si è già detto che il primogenito è quello al quale i genitori “chiedono di più”. Così, spesso, diventa il figlio più responsabile. È sbagliato, però, farlo diventare l’esempio da seguire anche per gli altri. In particolare con il secondogenito, è importante partire dal discorso opposto. Puntate sulla valorizzazione delle differenze, evidenziate le potenzialità, le differenze e le qualità caratteriali.
  • Se arriva un altro fratellino. Se il secondo è sempre stato l’ultimo – quindi coccolato e vezzeggiato – poi è arrivato un fratellino molto più piccolo, è naturale che si verifichi un periodo di smarrimento che può anche portare a capricci. In questo caso, anche se il bambino è già grande, va ascoltato e rassicurato.

    Cercate anche di non dare troppo peso alle sue marachelle. Potrebbe essere utile affidare, inizialmente e di tanto in tanto, l’ultimo nato ai nonni o ad altri familiari. In questo modo potrete continuare a dedicare un po’ del vostro tempo esclusivamente al secondo.

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