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I morti da radiazioni a Fukushima? Zero. Come il futuro dell’Europa

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I morti da radiazioni causati dall’incidente di Fukushima? Zero. Il futuro dell’Europa? Azzerato anche quello. Scuse da parte di chi per mesi ha urlato contro il nucleare? Sempre zero.

Otto mesi fa, l’impressionante disastro che ha straziato il Giappone: un terremoto di 9 gradi della scala Richter, seguito da un’onda anomala che, in alcuni punti, ha raggiunto e forse superato i quindici metri.

I danni causato dalla combinazione terremto-tsunami sono stati immensi, tanto da riportare il PIL giapponese indietro di una decina d’anni e forse più.

Tra le conseguenze dirette del disastro, l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, con la caduta improvvisa di tutti i sistemi di alimentazione elettrica, principali e di emergenza; la perdita di controllo sul processo di chiusura ordinaa dei reattori da parte del personale tecnico e manageriale; il rilascio di radiazioni nell’atmosfera e nell’acqua dell’oceano, utilizzata dai tecnici come misura di ultima spiaggia per cercare di riportare la temperatura del nocciolo del reattore a livelli controllabili; la necessià di evacuare una zona di 24 chilometri di raggio intorno alla centrale.

E ancora, il blocco di tutti i prodotti alimentari dalla zona colpita, l’embargo che tutti i paesi hanno dichiarato nei confronti dei prodotti giapponesi, con la giustificazione di dover proteggere la propria popolazione da esposizioni indesiderate a fonti di radiazione.

Immediatamente dopo lo scoppio dell’incidente, il mondo intero è stao percorso da una febbre anti nucleare, con proteste e dibattiti da parte di ambientalisti organizzati ed individuali in tutto il mondo, che ha portato due paesi, Italia e Germania, a rifiutare l’opzione nucleare, ed un terzo, la Svizzera, ad adottare una poliica di chiusura delle sue cenrali nell’arco di un ventennio.

Ebben, a distanza di otto mesi, il numero di morti per radiazioni risulta essere 0 (zero).

Gregory Jaczko, presidente della U.S. Nuclear Regulatory Commission, lo scorso lunedì, durante una tavola rotonda intitolata “Fukushima: Lessons Learned”, (Fukushima: cosa abbiamo imparato) organizzata dalla Georgetown University e dalla American Association for the Advancement of Science, ha ammesso che, al momento, non risultano otizie di morti per causa di contaminazione da radiazioni.

“E quei lavoratori che hanno ricevuto una quantità di radiazioni superiore a quanto normalmente considerato accettabile?” è stata la domanda dei giornalisti presenti all’incontro.

“Nothing that is going to lead to an immediate loss of life”, ha risposto Jaczko.

L’assenza di vittime da radiazioni conferma quanto già previsto dagli esperti fin dai primi tempi dell’incidente: nessuno sarebbe morto a causa delle radiazioni. Voci peraltro coperte dall’assordante campana dei tanti che urlarono – a questo punto bisogna dire a vuoto – contro l’arrivo del lupo cattivo rappresentato dall’energia nucleare. Pericolosa, anzi mortale, a prescindere.

Ovviamente, non ci possiamo aspettare che gli stessi mezzi di informazione che, in quei giorni ed in quelle settimane e poi mesi, suonarono la grancassa contro l’energia nucleare oggi diano lo stesso spazio a queste notizie e riconoscano di essersi sbagliati (e di grosso). Men che meno che riconoscano di aver risposto a meri ordini di scuderia e agli interessi delle scuderie politiche ed economiche a cui appartengono.

Nel frattempo, però, i segnali di allarme per il futuro dell’Unione Europea aumentano: come già scritto in un altro post, l’Europa deve prepararsi ad un aumento continuo dei costi energetici per i prossimi venti anni. Ovvero, una generazione intera di europei che dovrà fare i conti con un continuo aumento delle bollette energetiche. Con i risultati e gli impatti che ci possiamo aspettare sulla capacità eurpea di produrre ricchezza. Ovvero, futuro per i nostri giovani. Azzerato. Come il numero di morti per radiazioni a Fukushima.

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