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I politici sanno affrontare le paure degli italiani?
Economia

I politici sanno affrontare le paure degli italiani?

La politica si sta confrontando e soprattutto valuta con attenzione le paure degli italiani su un eventuale ritorno all’utilizzo dell’energia nucleare in Italia. Materialmente chi ha iniziato a parlare per primo di atomo sono stati i tecnici, ovvero i cosiddetti esperti del settore, gli unici a poter dire veramente come stanno le cose, sicuramente hanno un interesse diretto e quindi di parte, l’unica cosa che gli si chiede è la massima chiarezza.
Una delle questione più immediate e alla quale la gente è molto attenta a riguardo è quella relativa alle radiazioni che si sono sviluppate a Fukushima, con il timore di una eventuale diffusione in Italia.
Secondo il direttore dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) di Pisa, Eugenio Picano, «non esiste un valore di soglia assolutamente sicuro per l’esposizione alle radiazioni». Infatti, gli eventuali danni si valutano a livello statistico, più la dose di radioattività è alta, maggiore è il rischio, poi si devono valutare l’età e il sesso.

Un uomo di 80 anni rischia la metà di uno di 50, mentre un bambino di un anno rischia quattro volte più di un adulto. Le donne hanno un pericolo del 38% superiore all’uomo.
In ogni caso, non esistono contromisure immediate con farmaci in grado di contrastare gli effetti degli isotopi radioattivi; le compresse di ioduro di potassio che si distribuiscono in questi casi, come sta succedendo in Giappone, servono soltanto alla tiroide, che è molto radiosensibile e portata a sviluppare tumori. In questo modo non assorbe iodio radioattivo dall’atmosfera. Ma purtroppo, per chi abita vicino alle aree contaminate, l’unica cosa da fare è quella di non esporsi per troppo tempo al materiale radioattivo.
Quanto all’interrogativo sulle possibili conseguenze per noi italiani e per gli europei in genere, Picano ha osservato che «molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche, dal vento e dalla pioggia», i Paesi lontani, come il nostro, la contaminazione radioattiva dovrebbe essere minima, in quanto il vento disperde le particelle lungo il percorso.
Il compito dei tecnici, essendo personale operativo e addetto al controllo e manutenzione delle centrali nucleari, si limitano a fornire rassicurazioni e modalità di comportamento a fronte di un eventuale disastro nucleare, invece, i politici devono tenere conto degli umori delle popolazioni, perché da questo si base il loro successo politico, presente e futuro.
I governatori delle regioni italiane, sia quelle guidate dal centrosinistra che dal centrodestra, non godono di sonni tranquilli, al contrario è sopraggiunto un nodo al pettine difficile da gestire.
Dopo le dichiarazioni della governatrice Renata Polverini che ha detto a chiare lettere che «non vogliamo centrali nucleari nel Lazio», è sopraggiunta la dichiarazione di Ugo Cappellacci (Sardegna) che rimarca lo stesso tenore espresso dalla governatrice laziale.

Infatti, Cappellaci ha detto che «i fautori delle centrali nucleari propongono che siano realizzate molto lontano da casa loro.

Nessuno di loro chiede di farlo a pochi chilometri dal proprio cortile. Questo è un fatto sintomatico e rivelatore», che convince il Governatore della Sardegna a ribadire il suo no.
«La Sardegna – ha così continuato – non vuole le centrali nucleari. Si tratta di una scelta consapevole che è fondata su motivazioni forti e profonde e non certo sull’emozione suscitata dagli eventi avvenuti in Giappone. La Sardegna, vuole puntare sulle energie rinnovabili e su un modello di sviluppo compatibile con il suo patrimonio ambientale e paesaggistico». Inoltre, emerge una forte accusa di Cappellacci nei confronti delle istituzioni centrali per il fatto che «l’isola ha già pagato un forte tributo alla ragion di Stato, sacrificando ad essa alcuni dei suoi angoli più suggestivi. Qui sono state costruite basi militari tipo quella di Quirra, un poligono di tiro balzato recentemente agli onori delle cronache, per gli oltre cento morti tra gli abitanti delle zone circostanti a causa degli effetti dei residui dei proiettili all’uranio impoverito».

Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, si presenta più possibilista e ha premesso che il ritorno del nucleare è il risultato politico ed economico della nostra dipendenza dal petrolio, ha evidenziato che altri Paesi europei hanno risolto parzialmente il problema realizzando nuove centrali nucleari, ha dimenticato volutamente che molti Paesi della comunità economica europea hanno intrapreso la strada per le energie rinnovabili, come Germania, Francia e così via.
Sulla stessa linea il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha definito «fisiologica» e doverosa la circostanza che, in questa fase, «la priorità sia data al problema della sicurezza degli impianti.

Si tratta di valutazioni che verranno fatte in sede sovranazionale, cioè europea e globale». Il governo italiano dimostra ancora una volta l’incapacità politica ed economica di prendere decisioni in maniera autonoma e resta a guardare alla finestra quello che succede, e in base agli avvenimenti agisce di conseguenza senza un progetto preciso, continuando a navigare a vista.

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