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Il coraggio di chi non ce la fa
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Il coraggio di chi non ce la fa

Un uomo nel milanese si è tolto la vita per il poco lavoro della sua piccola impresa e per debiti con lo stato. Dopo una cartella esattoriale pervenutagli l’imprenditore, dilaniato dallo sconforto e dalle poche prospettive, si è impiccato con una corda d’alpinismo. In una delle sue due lettere ha scritto: “ Sono un fallito, perdonatemi”, ma probabilmente ad aver fallito non è stato lui ma chi non ha capito che queste tasse, -più simili a balzelli-, sembrano nate per affossare le imprese e con loro migliaia di famiglie. La dignità non ha prezzo. L’uomo con orgoglio si è tolto la vita da eroe, sacrificandosi al fine di non far vivere la sua famiglia con l’onta delle tasse non pagate, lasciando loro un conto corrente su cui piangerlo. La cosa che probabilmente l’imprenditore non ha valutato, dopo l’ennesima batosta fiscale, è che a non farcela non è stato lui ma chi continua a non vedere quello che in questo paese accade.

Lui, con coscienza e umana dignità si è spento, forse vedendo quel maledetto “buio” interminabile tra confische e atti giudiziari dal sapore di vendetta.

Probabilmente nello stesso momento che il sessantenne elettricista s’impiccava, qualche “magnate di palazzo” sceglieva se accompagnare delle saporitissime ostriche Fines de Claire con delle bollicine nostrane o estere, tenendo ben conto con non poche difficoltà, che il retrogusto del vino non dovrebbe coprire il delicato sapore di mare dell’astice Blu dell’Atlantico servito come secondo a 200 euro. Il gesto estremo del lavoratore, invece, sacrificatosi per l’onore della famiglia, meriterebbe i funerali di stato riservati a chi si è dato per l’altrui vita. Mi chiedo solo se dopo quest’ennesima truce storia qualcuno da lassù non senta un pizzico di vergogna. Purtroppo per dare voce al proprio disagio molto spesso in Italia bisogna estremizzare con la propria vita dandosi fuoco, impiccandosi o sparandosi, mentre alcuni soldi pubblici sono impiegati per pagare stipendi da capogiro a personaggi del “Bendodi”.

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