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Il Covid ha negato la socialità ai bambini. Quali sono gli strumenti utili per riconquistare il diritto a crescere?

Sembra che improvvisamente la società si sia dimenticata dei bambini e questo avrà delle conseguenze importanti e potrà creare in loro delle lacune enormi.

covid ha negato socialità ai bambini

La pandemia ha imposto enormi restrizioni alla socialità di ognuno di noi, ma soprattutto ha negato quella dei bambini. Gran parte del processo di crescita dei più giovani avviene per induzione indiretta attraverso gli amici, lo sport, la scuola, le esperienze che fanno al di fuori della famiglia.

Questo è un aspetto da considerare nel momento in cui li abbiamo privati di una libertà sociale fondamentale per il loro sviluppo. Il distanziamento che avremmo dovuto impostare doveva essere spaziale e non sociale.

Sembra che improvvisamente la società si sia dimenticata dei bambini e questo avrà delle conseguenze importanti e potrà creare in alcuni di loro delle lacune enormi, considerando che un domani saranno dirigenti, imprenditori del futuro, uomini che porteranno avanti le famiglie e le loro attività.

Sarà molto difficile riscattare un intero anno, questi ragazzi sono stati privati del loro naturale processo di crescita e apprendimento e non è detto che si riesca a recuperarlo. Inoltre, i giovani hanno subito anche una narrazione che consisteva nel considerarli superficiali, non attenti alle conseguenze del Covid.

Le informazioni sui contagi sono state fuorvianti, si diceva: i giovani si contagiano più facilmente e contagiano a loro volta. Tuttavia, questa è una tesi che non è suffragata dai dati, se analizziamo i dati statistici e li andiamo a clusterizzare per fasce di età si comprende che non è vero quello che ci hanno raccontato.

È chiaro che quella è una parte della popolazione più difficilmente governabile. Tutti i governi per affrontare questa pandemia hanno aumentato la soglia di attenzione, trasferendo paura perché con essa è più facile imporre determinate restrizioni, che altrimenti non sarebbero mai state accettate dalla gran parte della popolazione.

Sappiamo che le restrizioni sono state attuate per proteggere la salute, ma nonostante ciò è importante analizzare, studiare gli effetti di questo fermo prolungato soprattutto tra i giovanissimi.

In questo periodo in cui i bambini sono rimasti in casa, l’approccio allo studio ha subito dei mutamenti. Senza dubbio, i tempi erano già cambiati prima del Covid, la pandemia non ha fatto altro che accelerare un processo di transizione anche culturale. Oggi un insegnante prima di arrivare in aula e diventare di ruolo deve studiare, vincere un concorso e affrontare anni di precariato e poi ci sono centinaia di migliaia di persone che attraverso i social fanno formazione ai nostri figli.

Chi li ha abilitati? Chi valuta le informazioni diffuse? E quanto la mole di informazioni che arriva al ragazzo, laddove non c’è un impianto valoriale familiare, quel tipo di nozioni vanno ad incidere sul comportamento dei ragazzi?

Queste sono le domande sulle quali dovremmo ragionare. In questo momento particolare, quando i bambini sono a casa il loro tempo viene impiegato davanti alla tv o al computer, sui canali social. È qui che gioca un ruolo importante la famiglia. Le generazioni oggi cambiano in maniera repentina. La velocità con la quale si innova la tecnologia porta i livelli culturali della società a doversi adattare.

Nell’ultimo anno molti genitori si sono avvicinati ai corsi di formazione di 4 MAN Consulting, la nostra società di consulenza aziendale specializzata in performance management. In particolare, sono stati scelti i corsi in coaching, in programmazione neuro-linguistica in performance management. Una mamma casalinga mi ha detto: “Devo trovare il modo per diventare la performance manager della mia famiglia”.

Abbiamo riscontrato una forte volontà da parte delle famiglie di imparare nuove modalità di insegnamento. Attraverso questi sistemi molti adulti hanno cominciato a trasferire ai loro ragazzi, non un sistema valoriale diverso, ma un modo diverso per interessarli. La motivazione si basa sul sentirsi utili se cambiamo i sistemi a parità di valori, probabilmente il risultato sarà migliore .

Nei prossimi mesi dovremo affrontare un’altra grande emergenza rappresentata dalla demotivazione. Abbiamo smesso di sognare. Quando un giovane, un ragazzo smette di fare proiezioni sul futuro è il segnale che stiamo andando in uno stato negativo. Cosa possiamo fare? Aumentiamo il livello culturale, provando ad allargare il livello di attenzione, a stimolare la curiosità anche verso degli hobby.

Per sconfiggere la paura c’è bisogno di curiosità, se sono curioso probabilmente le cose che mi fanno paura prendono un peso percentuale più basso e quindi inizierò ad essere proattivo. Un altro elemento per superare questo momento di stasi sta nel sapere utilizzare con intelligenza le tecnologie, quindi sì alla gamification, ma devono esserci delle regole prestabilite: a parità di tempo libero e gioco ci deve essere un pari tempo di non gioco. Preferire giochi dove è possibile interagire con gli amici della scuola e soprattutto dove i ragazzi possano imparare qualcosa.

Per attivare un processo dell’attenzione selettiva, provate a chiedere ai vostri figli: Cosa hai fatto bene oggi? Cosa ti è piaciuto? Cosa puoi migliorare? Quale sarà la prima cosa che farai domani mattina? Se fai domande giuste focalizzi l’attenzione su cose giuste, con modalità diversa posso proiettare il pensiero del mio interlocutore verso qualcosa di positivo. Sono tecniche di comunicazione di molti anni fa, ma ancora valide e che oggi assumono una particolare rilevanza perché dobbiamo essere tradizionalmente innovativi. Imparare dal passato e prendere le cose che hanno funzionato e proporle in maniera nuova.

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