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Il divorzio secondo la chiesa cattolica

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Per la chiesa cattolica non esistono motivi per divorziare. Secondo la Bibbia, Gesù Cristo disse “chiunque divorzi da sua moglie e sposi un’altra donna commette adulterio” e quindi la chiesa considera il divorzio una grave offesa verso la legge naturale.

La chiesa può tuttavia investigare su un matrimonio e dichiararlo mai esistito.

La Bibbia
Nel Vangelo di Matteo capitolo 19 alcuni Farisei chiedono a Gesù “È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?” e Gesù rispose “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina…così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi.” Quando i farisei ribatterono che la Legge di Mosé permetteva il divorzio, Gesù replicò: “per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così.”

Il catechismo
Il catechismo della chiesa cattolica o CCC definisce il divorzio una grave offesa contro la legge naturale perché richiede la rottura del contratto stipulato dalla coppia di vivere insieme fino alla morte.

Il CCC sostiene che il divorzio introduce il disordine nella famiglia e nella società, porta danno al consorte abbandonato e la separazione tramatizza i figli.

La visione del catechismo
Per il CCC prevede che nei paesi cattolici che permettono il divorzio si possano contrarre nuove unioni civili ma la chiesa non la riconosce come valida a fronte di un precedente matrimonio. Tuttavia se il divorzio civile è l’unica possibilità di avere alcuni diritti, il CCC afferma che può essere tollerato e non costituisce una offesa morale.

Annullamento e competenze
La chiesa può dichiarare nullo un matrimonio tra cattolici se questo non era valido fin dall’inizio. Se il tribunale del chiesa (Sacra Rota) scopre, dopo aver investigato, che questo non era valido può emettere una “dichiarazione di nullità” dove afferma che la coppia non è mai stata sposata a livello di sacramento — il legame divino e indissolubile non è stato soddisfatto.

Impedimenti al matrimonio
Il codice di diritto canonico riconosce degli impedimenti al matrimonio.Gli impedimenti “dirimenti” che invalidano il matrimonio includono la consanguineità (parentela troppo stretta o di 1° grado); affinità (parentela acquisita troppo stretta); bigamia; l’ordinamento canonico; voto pubblico di castità; ratto a scopo di matrimonio o impedimento per crimini di coniugicidio ossia a chi abbia ucciso il proprio coniuge al fine di contrarre matrimonio con altra persona.

Basi per la nullità
Le basi per la nullità sono che almeno una delle due parti non era libera di consentire al matrimonio. Queste basi comprendono matrimonio imposto contro la volontà; il consenso basato sulla condizione o riserva; la non intenzione di contrarre una relazione duratura; il rifiuto di avere figli; mancanza di arbitrio per consentire al matrimonio e incapacità psicologica.

La procedura di annullamento
Il tribunale diocesano, presente in ogni diocesi, investiga sul caso e determina se esistono impedimenti o le basi per l’annullamento. Il richiedente o attore porta il caso all’attenzione del tribunale e l’appellato ha l’opportunità di contestare le dichiarazioni del richiedente. Il presidente della corte nominerà un decano che si occuperà del caso e un Defensor Matrimonii che è obbligato a evidenziare le prove di validità del matrimonio. Dopo la presentazione il giudice decide se concedere l’annullamento. La chiesa prevede che per ogni decisione positiva si faccia appello alla corte di seconda istanza.

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