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Il Financial Times inverte la rotta: “Al Quirinale vada Mario Draghi”

Cosa succede quando la finanza si mette in scia alle rotte della politica: ora il Financial Times cambia versione: “Al Quirinale vada Mario Draghi”

Mario Draghi

Il Financial Times rischia di farsi una nomea di media bipolare ed inverte la rotta: “Al Quirinale vada Mario Draghi”. Perché rotta invertita? Perche solo pochi giorni fa il giornale finanziario londinese aveva auspicato in analisi arguta e sia pur come opzione che il premier restasse tale ed evitasse di lasciare un governo “caciarone” ed eterogeneo in balia di cose strategiche non adatte ai bambini come il Pnrr ed il rinnovo del Patto di Stabilità

Il Financial Times e Mario Draghi: la “retromarcia” e l’endorsement numero due

Ma quelle del FT non è stato un autogol, semplicemente l’organo di informazione segue l’usta di quella che è la stella polare che ne indirizza la linea: l’economia. E se le quotazioni di Silvio Berlusconi in borsino Quirinale cadono o si abbassano allora meglio un Draghi nocchiero su una consolle da remoto che un Draghi sfiduciato da una maggioranza “Ursula” che il Cav metterebbe in piedi in tempi record per “vendicarsi” di quei 53 peones che non sta trovando

La nuova “casa” di Mario Draghi secondo il Financial Times sta sul Colle

Un bell’articolo sul Giornale evidenzia come sia proprio la figura di Berlusconi a fare da cartina tornasole per il nuovo endorsement quirinalizio del Financial Times a Draghi: viene citato il “peccato originale che lo rende radioattivo, e cioè la vicinanza alla Russia”. E un po’ ci sta, almeno a tener conto di una realtà fattuale quando ignorata: che l’Italia sia una Repubblica sovrana è un fatto assoluto e inattaccabile, e ci mancherebbe. 

Perché il Financial Times “mette becco” sul destino di Mario Draghi e dell’Italia

Tuttavia sperare che questa sovranità possa prescindere dai sistemi complessi in cui il paese è calato, dalla Nato al debito pubblico in mano a Berlino fino alla trasversalità degli interessi economici planetari è da sognatori. Il dato mesto è che Mario Draghi è ormai visto, anche da noi, come unico ed imprescindibile grimaldello di successo ed equilibrio ed è il fatto in sé che è sbagliato, non la persona. In buona sostanza il Financial Times e gli interessi che rappresenta sono purtroppo “autorizzati”, in maniera solo cognitiva, ovvio, a “mettere becco” lì dove il Giornale vede una sgradita intrusione sul Suolo Sacro della Patria.

Quando altri consessi intraversati su tutto l’arco parlamentare scelsero la via della globalizzazione e del liberismo pirata nessuno disse nulla, e oggi, malgrado la lezione del 2008, si paga cambiale. Anche al Financial Times, alla Nikkei che lo possiede e ad un Occidente che ci contiene. E che a volte ci possiede e ci viene a fare le pulci in casa.

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