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Il Giappone ancora incerto sullo stop alla caccia alle balene, ma compie un passo in avanti

Una moratoria internazionale del 1986 vieta esplicitamente l’uccisione delle balene, ma viene costantemente violata dalla Norvegia e dal Giappone, con la scusa della “ricerca scientifica” (ma in realtà sappiamo che il commercio della carne e dei derivati dalle balene è in mano alla mafia giapponese). Il Giappone ritiene la caccia alle balene una “importante tradizione culturale”, e ha introdotto la nozione di “ricerca scientifica” per aggirare la moratoria internazionale.

Gli ambientalisti di Greenpeace, ma soprattutto quelli dell’organizzazione non governativa Sea Shepherd si sono a lungo battuti contro questa prassi, costruendo una nuova imbarcazione che è riuscita a bloccare il lancio degli arpioni, che esplodono una volta colpito il cetaceo.

Lo scorso inverno, però, Wikileaks ha reso pubblico un tentativo di accordo di giugno 2010 tra Giappone, Stati Uniti e Nuova Zelanda per frenare l’attività degli ambientalisti: il Giappone avrebbe diminuito la sua quota di caccia e avrebbe evitato di uccidere gli esemplari più grandi (megattere e balenottere minori) se gli Stati Uniti avessero approvato la legalizzazione di una caccia “sostenibile” al largo delle coste nipponiche e se fossero state approvate anche delle leggi a garanzia della “sicurezza nei mari”, cioè in pratica una impunità per le imbarcazioni giapponesi.

I negoziati dell’accordo erano iniziati già nel 2008, e il segretario di Stato americano Hillary Clinton avrebbe concesso un primo benestare. Fortunatamente il rifiuto australiano ha bloccato l’iniziativa, ritenuta “inaccettabile”.

Questa settimana, il governo giapponese aveva finalmente annunciato la sospensione della caccia alle balene nell’Oceano Antartico, interrompendo in particolare la baleniera “Nisshin Maru”. Il peschereccio infatti non è più al sicuro a causa delle azioni di sabotaggio di Sea Shepherd. Due giorni dopo, il Ministro della Pesca Michihiko Kano ha dichiarato un’interruzione totale per tutta la stagione di caccia. Per il prossimo anno, spiega il Ministro, “faremo un esame della situazione ed esprimeremo un giudizio in modo omnicomprensivo”. Anche se la vittoria di Sea Shepherd e di tutti coloro che guardano con odio e disprezzo alla caccia di questi splendidi mammiferi non è totale, sembra che si sia fatto almeno un passo in avanti.
Ma ieri pomeriggio il portavoce del governo giapponese, Yukio Edano, ha dichiarato: “la ricerca scientifica attraverso la caccia alle balene proseguirà”, e ritiene il proprio paese indignato per le attività di disturbo degli “ecopirati”.

Come agiscono gli ambientalisti? Dopo aver individuato la flotta baleniera, isolano una imbarcazione e iniziano una vera e propria battaglia navale: gettano funi per imbrigliare le eliche, lanciano fumogeni.
Il capitano Alex Cornelissen, di Sea Shepherd, ha commentato così la notizia: “ho un equipaggio di 88 persone provenienti da 23 paesi diversi incluso il Giappone, sono molto felici e assolutamente emozionati del fatto che le baleniere stiano tornando a casa e che il Santuario delle Balene dell’Oceano del Sud sia oggi davvero un santuario”. La Sea Shepherd non lascerà il “santuario” finché non sarà partita anche l’ultima baleniera.

Il capitano Watson afferma: “Questa è una grande vittoria per le balene … ma non ci siamo riusciti noi da soli. Senza il sostegno della popolazione australiana e della Nuova Zelanda non saremmo riusciti a fare le traversate per sette stagioni dai porti australiani e neozelandesi. Ringraziamo il Senatore Bob Brown e l’Australian Greens Party. Ringraziamo anche Bob Barker per averci dato l’imbarcazione che ha cambiato il corso degli eventi a nostro favore, obbligando le navi giapponesi a fuggire da queste acque. Siamo grati verso tutto il nostro staff a terra e verso i volontari. Siamo grati verso la Marina cilena e il governo francese per il loro sostegno. È un giorno molto felice per tutte le persone al mondo che amano le balene e i nostri oceani”.

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