Il governo tende a distruggere la midlle class... - Notizie.it
Il governo tende a distruggere la midlle class…
Economia

Il governo tende a distruggere la midlle class…

La partenza del titolo Fiat è stata salutata da tutti gli addetti ai lavori positivamente e il listino milanese prova a dare seguito al rally della prima seduta del 2011. Dopo i primi minuti di contrattazioni l’indice Ftse Mib avanza dello 0,21% a quota 20.479 punti.
Anche oggi il duo Fiat si mette in evidenza (+2,21%) e Fiat Industrial (+2%), bene anche Autogrill (+0,75%). Sul mercato prevale l’ottimismo sul rafforzamento della ripresa economica statunitense. L’anno si è aperto con l’ascesa dell’indice ISM manifatturiero statunitense di dicembre a 57 punti, massimi degli ultimi 7 mesi. In progresso anche la spesa per costruzioni (+0,4% a novembre).
In questa nota positiva che è data dalla borsa, emerge una notizia che si scontra con quello che si vuole fare in Italia. Pare che il governo Cinese abbia preso in considerazione l’idea di aumentare i salari e dare via libera agli scioperi come confronto sociale per migliorare la qualità della vita all’interno delle categorie lavoratrici e di conseguenza un miglioramento generale della nazione.

Marchionne sta andando nel segno opposto.
Non si tratta di un improvviso guizzo di carattere democratico del Governo cinese, ma una precisa scelta in materia di politica economica e sociale. Infatti, il Governo di Pechino sente la necessità di voler aumentare la dimensione del mercato interno e insieme ridurre le abissali distanze sociali create da uno sviluppo impetuoso e non regolato. Il Governo cinese certamente non brilla in democrazia e in diritti umani, si rende conto dei problemi interni del suo paese.
Negli ultimi dati Istat sono emersi dei fattori preoccupanti che dovrebbero preoccupare il nostro Governo, oltre all’aumento della povertà vera e propria in Italia, un terzo delle famiglie non è in grado di fare fronte a spese impreviste. A differenza di quello cinese il Governo di casa nostra non si occupa del miglioramento delle condizioni di vita di quanti hanno subito i colpi della crisi, della riduzione della forbice tra i redditi, del miglioramento della domanda interna.
I consumi si contraggono perché una parte importante del paese fa i conti con difficoltà crescenti e le previsioni occupazionali per il 2011 dicono che la situazione in generale non è in via di miglioramento, al contrario la situazione tenderà a peggiorare, in particolar modo nel centro-sud.

Il Governo berlusconiano continua la sua marcia nell’immobilismo più pieno e stringe la spesa (basta leggere la lettera di Tremonti) a partire dagli investimenti pubblici, parlando di mirabolanti investimenti nel Mezzogiorno di cui non c’è traccia nelle reali disponibilità finanziarie pubbliche. Del resto, se quegli investimenti venissero effettuati veramente gli attuali conti di Tremonti andrebbero in corto circuito.
Si può dire a pieno titolo che la crisi non è stata omogenea per tutti: è stata pesante per gli strati più deboli, ininfluente o addirittura occasione di aumento di ricchezza per un’area sociale circoscritta.
Il problema dell’Italia è questo: solo riassegnando le ricchezze e il reddito potrebbe esserci una ripresa della domanda interna, in grado di irrobustendo quei timidi segnali di aumento delle esportazioni.
L’accumulo di ricchezza a favore del 10 % che ne possiede il 45 % non serve al futuro del nostro paese, alla ripresa dell’economia e dell’occupazione. Per una ripresa economica seria che non si attardi a discutere di aumenti del Pil per qualche decimale di punto e affronti seriamente il problema della qualità dello sviluppo, della sua sostenibilità, occorre ridistribuire le risorse, facendo al paese intero un discorso molto serio su equità e giustizia sociale nell’interesse di tutti.
La grossa denuncia che si deve fare è che se si pensa di fondare il recupero di competitività dell’industria italiana su un notevole peggioramento delle condizioni di lavoro come sta cercando di fare la Fiat, ricorrendo ad odiose discriminazioni nei confronti di un sindacato che è tra i più significativi della dei metalmeccanici come è la Fiom, vuol dire che il Governo tenderà ad escludere e a peggiorare le qualità di vita della cosiddetta classe media, nel suo insieme.
Un Governo degno di nota dovrebbe affrontare seriamente, in tutti i suoi aspetti economici, sociali e via di seguito, per rilanciare una speranza nel paese che ogni giorno sta venendo meno.
Invece, viviamo un progressivo decadimento della coalizione di Governo che è ancora in piedi, ma in una ricerca disperata di voti per non cadere.
Ci s’interroga seriamente su quello che dovrebbe essere l’opposizione.

Infatti, quando alcuni dirigenti del PD affermano che avrebbero votato a favore dell’accordo separato alla Fiat e quando su ogni scelta di valore si assiste a un’apertura continua, cascano le braccia. Che cosa dovrebbero pensare gli elettori dell’alternativa, della sinistra quando fa affermazioni pressoché indistinguibili dalla destra ?
Che differenza c’è tra il giudizio positivo di Berlusconi e quello di Fassino sull’accordo separato alla Fiat?
Veltroni aveva spiegato in vista delle elezioni del 2008 che la vocazione maggioritaria del PD doveva rispondere all’esigenza di superare le precedenti divaricazioni nel centro sinistra. Oggi la suggerisce nuovamente, nonostante il tonfo elettorale del 2008, ma forse non si è accorto che lui stesso oggi è protagonista delle divaricazioni interne al PD, che sono – se possibile – superiori a quelle della coalizione passata.
Berlusconi ha difetti indescrivibili, descriverli non basterebbe un piccolo articolo come questo senza scadere nel gossip, il principale è che ha introdotto una pratica politica fondata su un sistema corruttivo, fino alla compravendita di parlamentari.

La domanda vera che sta alla base di tutto ed è quella che preoccupa gli italiani, prendendo in prestito la frase del protagonista di «Via col vento», «domani è un altro giorno» …o sarà sempre lo stesso o peggio di ieri? Questo dovranno dire i politici, i sindacati, la CONFINDUSTRIA e tutte quelle categorie legate al mondo della produzione e della società.

© Riproduzione riservata

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche