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Il ministro della giustizia giapponese e il senso dello stato

Il 22 novembre il ministro della giustizia giapponese Minoru Yanagida si è dimesso. Il motivo? Una gaffe vergognosa. Il 14 novembre scorso infatti a Hiroshima aveva affermato ironicamente quanto fosse facile il lavoro di un ministro, dovendo solo ricordare due “frasi neutre” per rispondere a ogni domanda dei parlamentari: “Non commento su casi specifici” e “Stiamo affrontando la questione in modo appropriato, in base alla legge e ai fatti”.
Una grave mancanza di rispetto nei confronti del processo parlamentare, secondo l’opposizione, che gli si è scagliata contro, chiedendone le dimissioni; inizialmente il premier Naoto Kan si era rifiutato di licenziare il ministro, ma la pressione del Partito Liberal-democratico lo ha costretto. Yanagida sarà sostituito ad interim da Yoshito Sengoku.
Nella conferenza stampa in cui annunciava la rinuncia alla carica, Yanagida, del Partito Democratico, ha dichiarato: “è colpa mia, ho rilasciato queste dichiarazioni imprudenti e scherzose, e me ne rammarico profondamente”.
Le dimissioni di Yanagida porteranno a un’erosione del consenso del governo Kan, già indebolito dalle recenti controversie diplomatiche con la Cina e la Russia.

Ma la popolarità di Yanagida era già diminuita a causa di una manovra finanziaria che prevede misure per stimolare l’economia, manovra già passata alla Camera Bassa, ma in fase di discussione alla Camera Alta, dove il Partito democratico si trova in minoranza; l’opposizione aveva minacciato di boicottare la discussione del progetto se Yanagida non si fosse dimesso.

Il candore di Yanagida potrebbe non stupire chi conosce la natura delle discussioni ministeriali, così pregne di formule e di rituali. Ma un sondaggio riportato sul giornale Mainichi mostra come il 71% dell’opinione pubblica fosse convinta che il ministro dovesse dimettersi: forse dietro all’etichetta giapponese, così ricca di formule e di precise regole di galateo per ogni occasione, si cela un forte senso dello stato, da cui noi italiani potremmo imparare non poco!

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Carolina

…noi italiani come popolo e soprattutto come classe politica!

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