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Il Mondiale del contropiede

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In fondo, sono uomini. Ricchissimi, ma sempre uomini. Impossibile chiedere a giocatori spremuti da campionati lunghissimi e da una Champions League che già da settembre mette di fronte a sfide senza ritorno di dare spettacolo a giugno. Ed allora anche il mondiale sudafricano, pur nello spettacolo offerto dall’organizzazione (ma in stadi non sempre pieni), ha deluso sotto l’aspetto del gioco.

Come e forse più ancora era successo quattro ed otto anni fa, da quando insomma la massima rassegna calcistica è diventata quasi un fastidio dal punto di vista dei grandi club. I talenti attesi hanno deluso, seppur per ragioni diverse: Messi e Cristiano Ronaldo sono rimaste vittima dei limiti dei loro allenatori ma non hanno saputo portare per mano i compagni mentre Rooney ha pagato l’infortunio di marzo ed il Brasile il tutto sommato mediocre tasso tecnico dal centrocampo in su, con un Kakà irriconoscibile.

È stato il mondiale del 4-2-3-1 ma anche del contropiede: la Germania è la squadra che ha dato più spettacolo ma solo quando ha avuto gli spazi per ribaltare l’azione, così come l’Uruguay, trascinato da un Forlan giustamente nominato miglior giocatore del torneo, mentre l’Olanda per arrivare in fondo ha dovuto cambiare il proprio stile di gioco.

Non si è visto nulla di nuovo, eccetto il modello bello ma impossibile proposto da Bielsa col suo Cile, ma d’altronde non si inventa più nulla, e figurarsi in un Mondiale.

Qualche giocatore però si è messo in evidenza: Thomas Müller su tutti seguito da Iniesta. Il futuro è loro, dei giocatori universali: capaci di correre, inserirsi e segnare. Giocatori davvero fenomenali: al punto da saper domare persino lo Jo’bulani.


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