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Il pentito: “Nel carcere di Bari entra tutto, i parenti portano fumo e telefoni”

Il verbale di un collaboratore di giustizia coincide con le deduzioni della Dia: “Nel carcere di Bari entra tutto, i parenti portano fumo e telefoni”

La denuncia di un pentito sul carcere di Bari

Il pentito Domenico Milella: “Nel carcere di Bari entra tutto, i parenti portano fumo e telefoni”. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia schiudono un mondo già attenzionato dall’Antimafia nella sua relazione annuale sulla malavita organizzata in Italia. Il 38enne Milella, arrestato nel 2018 e diventato poi collaboratore della magistratura, è stato indicato come braccio destro del boss japigiano Eugenio Palermiti.

Ed è proprio Milella a denunciare una situazione che, per il teatro specifico a cui è riferita, ha dell’inverosimile. 

“Nel carcere di Bari entra tutto”

Ha detto l’uomo: “In carcere entrano telefoni e fumo, cocaina poca. A Bari di fumo ce n’era una valanga  e pure i cellulari li avevano in tanti. Io penso che il 30% dei detenuti ce li ha”. Poi Milella dà una spiegazione a quella inverosimile permeabilità: “Per quel che mi risulta sia la droga che i telefoni non li portano gli agenti ma i familiari che vanno ai colloqui.

Al di là degli episodi specifici Milella ha confermato un teorema: a suo avviso la criminalità organizzata è riuscita a portare riti e protocolli delle “male” all’interno del carcere di Bari e di altri istituti. E con essi le specifiche gerarchie dei clan, che nell’ambiante carcerario vengono poi accentuate dal regime del detenzione. 

La relazione annuale della Dia

E questa realtà appare anche sottolineata dalla Direzione investigativa antimafia nella relazione sul 2021: “I clan hanno la consolidata prassi di effettuare affiliazioni e innalzamenti di grado perfino all’interno degli ambienti penitenziari, dove svolgono un’instancabile attività di proselitismo soprattutto nei confronti delle giovani generazioni“.

E in tema di pervasività delle male negli istituti penitenziari italiani il racconto che Milella, depositato agli atti di un processo in corso dopo un interrogatorio del 2020, è dettagliato. Lo è perché Milella vi cita anche circostanze relative alla sua permanenza negli istituti di Taranto, Roma, Pescara.

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