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Il radiocronista insultato ed insultatore: una storia italiana
Cronaca

Il radiocronista insultato ed insultatore: una storia italiana

L’attesa è tutta per questa sera, per sapere se Giulio Delfino sarà regolarmente al suo posto in trasmissione a “Tutto il calcio minuto per minuto…” o se “godrà” di un turno di sospensione. Improbabile, anche perché in fondo il danneggiato del brutto episodio successo domenica sera è proprio la popolare voce romana, nota ai telespettatori più fedeli dell’etere anche per essere quella della Formula 1 e dell’ormai leggendario “Ma Glock dov’è? Che fine ha fatto Glock?” diventato un tormentone nell’autunno del 2010, quando il titolo mondiale ormai in mano al ferrarista Massa volò via nelle ultime curve del Gp del Brasile proprio a causa del sorpasso di Hamilton su Timo Glock. Ma questa è un’altra storia, più amara, che s’inserisce nel torbido del calcio italiano e soprattutto della parte più becera del suo tifo. Una storia in cui però hanno perso tutti, aggressori ed aggrediti.

La vicenda è quella dei minuti finali di Lazio-Napoli, domenica sera: la radiocronaca è affidata a Giulio Delfino ed a Tonino Raffa, mito vivente di “Tutto il calcio”, in pensione dallo scorso anno ma ancora in servizio.

A risultato ormai consolidato un tifoso laziale urla un insulto nei microfoni di Delfino e Raffa: non è dato sapere perché il soggetto fosse così arrabbiato, visto il risultato, ma il sospetto, inquietante, è che volesse mettersi in evidenza, passare qualche ora sui blog, soddisfazione ritenuta migliore anche di uno scudetto della squadra del cuore. Delfino non l’ha presa bene, invocando l’arrivo degli steward che però “intenti a guardare la partita”, come ha detto lo stesso radiocronista, si disinteressano del problema. Che rapidamente degenera sull’account twitter di Delfino in cui il giornalista parla di “aggressione premeditata” accusando l’ufficio stampa della Lazio di non averlo difeso, visto che l’aggressore, Marco Fantauizzi, pare essere un volto, ed una voce, piuttosto nota nell’etere romano.

Il passo successivo fa precipitare il tutto nel becero: Delfino passa alle offese (“burini”, “vigliacchi”, “il fallimento di un genitore”) prima di uscire fuori tema: “Dopo il crollo di Bossi bisogna andare avanti”, un riferimento del tutto fuori luogo.

A cosa si riferiva Delfino? Forse alla fede politica dell’aggressore, che non conosce, la speranza è che non fosse una generalizzazione nei confronti del pubblico laziale, tradizionalmente visto come una tifoseria di destra. Il risultato è stato la chiusura dell’account twitter di Delfino, al quale probabilmente sfugge che gli steward la partita non la guardano stando costantemente girati verso gli spalti, ed una brutta figura per tutti. E pensare che l’offesa non era rivolta neppure al radiocronista….

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