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Il tribunale di Napoli dice no: respinta l’istanza per rimettere Conte in sella al M5s

C'era già un regolamento a cui fare riferimento nell'agosto del 2021, il tribunale di Napoli dice no all’istanza per rimettere Conte in sella al M5s

Giuseppe Conte

Il tribunale di Napoli dice no: respinta l’istanza per rimettere Giuseppe Conte in sella al M5s, a questo punto diventa cruciale l’udienza di merito fissata al prossimo 5 aprile per capire se in quel voto si sia violato lo Statuto e se l’ex premier abbia o meno diritto di guidare la formazione politica.

A rigettare quell’istanza preparata assieme ai legali ed a un Beppe Grillo sceso a Roma ad hoc il Tribunale di Napoli. I giudici hanno respinto l’istanza per revocare un altro pronunciamento, quello della VI Sezione del Tribunale Civile, una ordinanza che aveva sospeso lo Statuto e la nomina dell’ex premier come leader dei 5 stelle. 

Il tribunale di Napoli dice no: per ora Conte non torna presidente

Dal canto suo il giudice Francesco Paolo Feo ha quindi fissato per il prossimo 5 aprile l’udienza nel merito. Solo in quella sede a questo punto sarà comprensibile se il percorso interrotto in punto di diritto un mese fa aveva subito uno stop momentaneo o un arresto definitivo. Lorenzo Borrè, il legale dei tre pentastellati che presentarono il ricorso contro l’elezione di Conte e contro lo Statuto in vigore nell’agosto del 2021, ha detto: “I giudici confermano che è illegittima l’elezione di Giuseppe Conte alla presidenza del Movimento 5 stelle”. 

Dove e perché era stato invalidato lo Statuto

Ma perché lo Statuo era stato invalidato? Per una serie di presunti vizi procedurali, fra i quali anche quello sull’esclusione dalla votazione di tutti gli iscritti da meno di sei mesi. E i giudici? “L’istanza in esame si fonda sul ‘regolamento’, datato 8 Novembre 2018, dunque già da tempo esistente al momento dell’adozione delle delibere impugnate, che avrebbe legittimato l’esclusione dal voto degli iscritti da meno di sei mesi”.

Tuttavia quel documento “non sarebbe stato prodotto prima in giudizio perché chi propone l’istanza ne sarebbe venuto a conoscenza solo dopo la pronuncia dell’ordinanza di sospensione”.

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