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Impressioni su “Del nostro tempo rubato”, l’ultimo dei Perturbazione
Musica

Impressioni su “Del nostro tempo rubato”, l’ultimo dei Perturbazione

Dopo tre anni dal loro ultimo lavoro discografico, ecco l'album della piena maturità per la band piemontese, la sintesi perfetta tra il rock anglosassone e la migliore tradizione underground italiana

Ultimamente ho avuto modo di ascoltare l’ultimo lavoro dei Perturbazione, intitolato Del nostro tempo rubato (Santeria/Audioglobe), uscito a tre anni da Pianissimo fortissimo, loro penultimo disco.

La band piemontese riversa in questi abbondanti settanta minuti di musica (l’intelaiatura è prevalentemente acustica) una sequenza di suggestioni, alternando generi diversi tra loro, sapientemente dosati da una solida padronanza acquisita in quasi dieci anni di carriera. Si passa dai raffinati giochi di parole dal valore didascalico-esortativo del brano Mao Zeitung, ad un nostalgico omaggio al primo hardcore italiano in Vomito!, a considerazioni sociologiche sull’adolescenza (Mondo tempesta), a crude riflessioni sul lavoro e sulle ferite lasciate dal tempo (title track), per finire con un ritratto impietoso dell’Italia (L’Italia ritagliata) e la parentesi ironica de La fuga dei cervelli.

24 piccole storie legate da un filo conduttore narrativo (basti pensare che il disco si apre con le Istruzioni per l’uso e si chiude con i Titoli di coda), che realizzano una mirabile sintesi tra eredità rock (soprattutto anglosassone) e tradizione italiana.

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