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In Svizzera un referendum anti-immigrazione

È passato un anno esatto dal referendum che impedì la costruzione di minareti nel territorio nazionale. Questa settimana, gli svizzeri sono stati chiamati a esprimersi su due questioni riguardanti l’espulsione degli immigrati; in caso di vittoria del sì, le leggi diventeranno molto più rigorose.

In cabina elettorale, le alternative sono due. La prima, proposta dal partito di estrema destra SVP (Partito Popolare Svizzero), vede un ampliamento dei casi di espulsione per gli stranieri condannati con sentenza passata in giudicato; in particolare, violenza sessuale, rapina, traffico di sostanze stupefacenti, tratta di esseri umani e, infine, truffa agli istituti pubblici di previdenza sociale sono i nuovi capi d’imputazione che potrebbero portare a provvedimenti di allontanamento coatto immediato. Se applicati, non verranno tenute di conto circostanze particolari, come il tempo di permanenza nel Paese, i matrimoni misti o il diritto al ricongiungimento familiare.
La controproposta è data dal governo di Berna, che mitiga la proposta richiamando al rispetto dei diritti fondamentali e dei principi basilari della Costituzione federale e del diritto internazionale.

Questa versione, più “light”, comprometterebbe comunque la posizione degli stranieri in Svizzera (oggi presenti per il 21,7%).

Amnesty International si pone in prima linea ancora una volta, chiedendo alle autorità svizzere, a livello federale e cantonale, di non procedere a espulsioni di cittadini stranieri condannati per determinati reati se questo potrà comportare violazioni dei diritti umani. In particolare, rendere automatica l’espulsione significa violare la norma internazionale che vieta l’espulsione di una persona verso un paese dove potrebbe essere a rischio di tortura o di altre forme di persecuzioni.
Ma il 52,9 per cento degli svizzeri ha deciso: SI.

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