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Inchiesta P3, richiesto rinvio a giudizio per Verdini, Dell’Utri e Carboni

Venti rinvii a giudizio. E’ la richiesta della procura di Roma a conclusione dell’inchiesta sulla P3 che ha coinvolto Flavio Carboni, il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il senatore Marcello Dell’Utri e a vario titolo altre 17 persone. Violazione della legge Anselmi sulle società segrete e associazione per delinquere sono i principali reati contestati. Flavio Carboni, uomo d’affari, Pasquale Lombardi, ex giudice tributario, Arcangelo Martino imprenditore, Denis Verdini, parlamentare coordinatore del Pdl e Marcello Dell’Utri, senatore Pdl per la Procura di Roma devono essere processati per aver violato la legge Anselmi sulle società segrete e per associazione per delinquere attraverso la costituzione, l’organizzazione e la direzione della P3. Un sodalizio impegnato “a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento dei partiti, diffamazione e violenza privata”.
Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pubblico ministero Rodolfo Sabelli hanno tirato le somme della clamorosa indagine che ha rivelato una serie di imbarazzanti situazioni e qual era l’obiettivo della P3, cioè quello “di condizionare il funzionamento degli organi costituzionali”.

E perciò hanno chiesto al gup di rinviare a giudizio 20 persone. In particolare, il rinvio a giudizio è stato chiesto per Fabio Porcellini e Alessandro Fornari (imprenditori indicati come finanziatori), Ignazio Farris (presidente di Arpa Sardegna), Pinello Cossu (presidente del consorzio Tea impegnato nell’attività di risanamento ambientale), Marcello Garau (dirigente Tea), Antonella Pau (indicata come prestanome di Carboni), Maria Scanu Concas (moglie di Carboni e sua prestanome), Stefano Porcu (direttore di banca), Giuseppe Tomassetti (prestanome di Carboni) e Pierluigi Picerno (imprenditore e indicato come finanziatore).
Accanto a questo filone principale ce n’è un altro che a vario titolo è entrato nell’indagine. Si tratta in particolare di Nicola Cosentino, accusato di diffamazione e violenza privata nei riguardi di Stefano Caldoro, per aver, secondo l’accusa, tentato di indurlo a ritirarsi dalla competizione elettorale che poi lo ha visto essere eletto governatore della Campania, del deputato del Pdl Massimo Parisi, imputato per finanziamento illecito dei partiti, del governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, accusato di abuso d’ufficio, dell’ex primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone, imputato di corruzione, e di Ernesto Sica, imputato di violenza privata e diffamazione sempre nei riguardi di Stefano Caldoro.
Dal fascicolo principale è stata stralciata la posizione dell’ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo inizialmente coinvolto nell’indagine ma risultato poi completamente estraneo ai fatti tanto che per lui è in arrivo una richiesta di archiviazione.

Al vertice e ai partecipanti del sodalizio denominato P3 i magistrati contestano l’accusa di associazione per delinquere ritenendoli responsabili di aver organizzato una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura, della politica e dell’imprenditoria anche attraverso l’attività di promozione di convegni e incontri di studio e una associazione culturale denominata ‘centro studi giuridici per l’integrazione europea-diritti e libertà”. A gestirla secondo la Procura della Repubblica di Roma: Carboni, Lombardi e Martino. Nei capi di imputazione vengono tra l’altro ricordati una serie di fatti illeciti contestati alla P3.
Tra questi il tentativo di influenzare la Corte Costituzionale a proposito del giudizio sul ‘Lodo Alfano’, l’intervento al Csm per pilotare l’assegnazione di incarichi direttivi, gli interventi sulla Corte di Cassazione per risolvere in una certa maniera il cosiddetto ‘Lodo Mondadori’, il tentativo di screditare il candidato Caldoro al governo della Campania nonché l’intervento a Milano in favore dell’accoglimento di un ricorso riguardante la lista ‘Pro Lombardia’ di Roberto Formigoni.

Oltre all’accusa di associazione per delinquere e alla violazione della legge Anselmi vengono ipotizzati a seconda della posizione processuale i reati di concorso nella corruzione, nell’appropriazione indebita, nell’abuso d’ufficio, nella diffamazione e nella violenza privata
(Fonte ADNKRONOS)

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