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Incidente dopo un turno di 19 ore, morta la collega: datori di lavoro condannati per omicidio colposo

Fa un incidente dopo un turno di 19 ore e la sua collega muore. I suoi datori di lavoro sono stati condannati per omicidio colposo.

Supermercati

Fa un incidente dopo un turno di 19 ore e la sua collega muore. I suoi datori di lavoro sono stati condannati per omicidio colposo. L’incidente è stato considerato come un infortunio professionale.

Incidente dopo un turno di 19 ore: datori di lavoro condannati

Un incidente stradale in cui era morta una donna è stato considerato un infortunio professionale. La responsabilità, di conseguenza, è ricaduta sui datori di lavoro, che sono stati condannati per omicidio colposo, ad una pensa più alta rispetto a quella dell’autista che stava guidando completamente stravolto dalla fatica. Alla guida del pullman che si è ribaltato in autostrada c’era il dipendente di una cooperativa che, secondo l’accusa, aveva appena avuto un turno di lavoro di 19 ore come “scaffalista” in un supermercato.

L’incidente è avvenuto il 6 giugno 2015. Manuel stava viaggiando sulla Torino-Savona insieme ai suoi colleghi, quando ha perso il controllo del mezzo, che si è andato a schiantare contro il guard rail, si è ribaltato ed è finito in un campo. Una sua collega, Chiara Riccomagno, di soli 22 anni, che viaggiava senza cinture di sicurezza, è morta nello schianto. L’autista ha spiegato alle forze dell’ordine di essersi messo alla guida in una condizione di stress e stanchezza, per questo sono scattati gli accertamenti sulle modalità di lavoro della cooperativa Lugi.

Incidente dopo un turno di 19 ore: trattato come infortunio di lavoro

La procura di Asti ha trattato l’incidente come un infortunio sul lavoro, inviando gli atti alla procura di Torino, che aveva aperto un’inchiesta più ampia. L’indagine ha fatto finire nei guai il presidente della Elpe, colosso della logistica, e altre otto persone delle varie cooperative del gruppo, tutti rinviati a giudizio a metà giugno per aver stabilito orari, feri e stipendi non compatibili con il contratto di lavoro nazionale nei confronti di una quarantina di dipendenti.

Gli imputati dovranno rispondere di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro“. L’origine dell’indagine è l’incidente stradale del 2015, che prova i turni massacranti degli scaffalisti nei supermercati. Ad Asti si è concluso il processo che aveva visto l’autista patteggiare 4 mesi e 13 giorni con la sospensione della patente per un anno. I suoi datori di lavoro sono stati condannati dalla giudice Clauda Beconi.

Incidente dopo un turno di 19 ore: le condanne

Fabio Massa, presidente della cooperativa Lugi, è stato condannato ad un anno e 8 mesi di carcere, mentre il caposquadra Emanuele Orlando ad un anno e 4 mesi. Alessandro Sbardolini, responsabile del servizio prevenzione e protezione, è stato assolto. Gli imputati, difesi dagli avvocati Stefano Comellini, Mauro Sgotto e Piergiorgio Chiara, si erano difesi contestando di avere una responsabilità per un incidente la cui dinamica non è mai stata chiarita e in cui viaggiava una persona senza cintura di sicurezza.

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