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Inghilterra: qual’è la differenza tra hard e soft brexit?

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Libero Mercato o sovranità nazionale, gli interrogativi che il governo anglosassone si pone a pochi mesi della data definitiva della Brexit.

Hard e soft brexit
Hard e soft brexit

Si parla molto di soft e hard brexit, quali sono le reali differenze? Libero mercato, gestione dei migranti e sovranità nazionali: questi i temi che differenziano due mondi completamente opposti.
La data della Brexit si sta avvicinando e Theresa May ancora non ha confermato quale linea vorrebbe intraprendere, intanto in Irlanda del Nord i cittadini si preparano ad emigrare in caso di una chiusura delle frontiere.

Hard brexit

La più favorita da coloro che hanno votato per l’uscita dall’Ue, la Hard Brexit darebbe al Regno Unito la possibilità di uscire dal mercato unico e quindi la fine del rapporto del movimento di libera circolazione di beni e servizi con il resto dei paesi Ue.

L’accordo darebbe inoltre la completa indipendenza alla Gran Bretagna dei propri confini attuando dei regimi più rigidi: questa è la problematica maggiore per i cittadini inglesi nel Nord dell’Irlanda e a Gibilterra.

Questo processo farebbe rientrare l’Inghilterra nel regime di collaborazione con i paesi del’Unione secondo le norme della World Trade Organisation (WTO).

Quali sono i vantaggi e svantaggi

Il Presidente internazionale del commercio, Liam Fox, ha dichiarato che un approccio duro alla Brexit darebbe il vantaggio di dare al Regno Unito un unico stato membro.

La Hard Brexit però farebbe alzare il prezzo dei beni e servizi in Inghilterra del 10%, con un ulteriore 10% sull’export: questo indebolirebbe notevolmente l’economia anglosassone.

Soft brexit

L’approccio della Soft Brexit sarebbe completamente diverso: mantenere un rapporto di cooperazione con l’Ue creando nuovi trattati. Questa opzione è quella appoggiata da coloro che hanno votato “Remain“.

Il Regno Unito quindi non sarebbe più un membro dell’Unione, non avrebbe più alcun potere nel Consiglio Europeo, perderebbe tutti i parlamentari europei ma, continuerebbe con un mercato unico di beni e servizi.

Questo modello sarebbe simile a quello attuato dalla Norvegia, Islanda e Liechtenstein che non sono membri dell’Ue ma hanno accesso al libero mercato.


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