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Insegne storiche: sfratto alla Trattoria Bagutta
Cronaca

Insegne storiche: sfratto alla Trattoria Bagutta

Braccio di ferro tra i proprietari della trattoria Bagutta, storica insegna milanese, e i proprietari delle mura del locale. Dopo la sentenza del giudice che congelava di un anno lo sfratto dei fratelli Pepori, gestori del locale,parla l’avocato della proprietà, Nicola Morvillo: «Le famiglie Orsi e Mazzoni non vogliono snaturare quella che è un’istituzione per Milano. Chiedono semplicemente un canone di mercato».

Un querelle che ha almeno dieci anni di anzianità.

«Già negli anni Novanta — racconta Morvillo —ci fu una lite che terminò con una sentenza del Consiglio di Stato che revocò un vincolo posto sulla Trattoria Bagutta in quanto attività commerciale». Nel ’98 un nuovo contratto: a 12 mila euro al mese. Sono passati dodici anni da allora. E per quei 250 metri quadrati di locale e 150 di cantine i proprietari, ora, chiedono «un canone adeguato ai valori di mercato attuali»: «Una cifra intorno ai 500 mila euro annui, visto che in quella zona si parla di quantomeno 1.800 euro al metro per le parti nobili e di 450 per le altre».

E non vogliono sentir parlare di crisi economica:: «La Pepori Srl è una società da 23 dipendenti e oltre 2,5 milioni di attivo, e tra l’altro quando da parte dei miei assistiti fu inviata la disdetta del contratto, nessuna proposta arrivò dai conduttori.

A fine gennaio, venne notificata la licenza per finita locazione e ancora una volta i Pepori non si fecero avanti. Di colpo, poi, si presentarono in tribunale avanzando l’avvenuta presentazione di una richiesta di vincolo del locale come bene culturale».

Intanto alla trattoria Bagutta non si cucina…e si pensa al braccio di ferro.

© Riproduzione riservata

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