Intercettazioni, nuova legge su libertà di stampa: vietato riportare frasi integrali
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Intercettazioni, nuova legge su libertà di stampa: vietato riportare frasi integrali
Politica

Intercettazioni, nuova legge su libertà di stampa: vietato riportare frasi integrali

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Intercettazioni, nuova legge su libertà di stampa: vietato riportare frasi integrali

Una nuova legge da parte del ministro della Giustizia vieterà di riportare integralmente le intercettazioni. Verrà anche limitato l'utilizzo dei Trojan.

Nuova legge sulle intercettazioni

Novità in vista per quanto concerne il trattamento delle legislazioni. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando presenta, a sorpresa, un nuovo decreto a sorpresa sul tema. Dai provvedimenti della magistratura – a partire dalle ordinanze di custodia cautelare – scompariranno le intercettazioni integrali, pubblicate tra virgolette.

Vietato trascrivere le intercettazioni

Ben sette pagine per dare un giro di vite sulla pubblicazione delle intercettazioni. L’intenzione è quella di bloccare la possibilità per i magistrati di inserire virgolettati di telefonate e ambientali. “Soltanto il richiamo al loro contenuto”, è riportato nella bozza di decreto che il ministro Andrea Orlando ha fatto recapitare ai procuratori italiani. Se la legge fosse esistita in passato, non sarebbero state trascrivibili in modo integrale parecchie intercettazioni scomode o negative. Per esempio, le “risate” di Francesco Piscicelli sul terremoto de L’Aquila, “la teoria del mondo di mezzo” di Massimo Carminati e “i furbetti del quartierino” di Stefano Ricucci non sarebbero mai venute fuori.

“Non esiste alcun testo né definitivo né ufficiale”, si è affrettato a specificare il ministero della Giustizia.

Ma i punti sui quali si vuole intervenire sono chiari. E tra questi ce n’è uno che, abbinato con il favor rei, potrebbe affossare l’inchiesta Consip, in particolare la parte riguardante il traffico di influenze che vede coinvolto Tiziano Renzi.

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Utilizzo dei trojan limitato

Il decreto del Guardasigilli limita l’uso dei trojan, i captatori informatici che permettono di entrare nei cellulari. Lo strumento è stato utilizzato dai pm di Napoli per ascoltare in movimento l’imprenditore Alfredo Romeo e risulta decisivo nell’ipotesi accusatoria a carico del papà del segretario Pd. Stando allo schema del decreto legislativo, anticipato da La Repubblica, il virus spia potrà essere utilizzato solo per i reati più gravi, per esempio terrorismo o mafia. Ma non per la corruzione. E, stando al principio del favor rei, una nuova legge penale, più favorevole all’imputato, ha efficacia retroattiva.

Di fatto, quindi, potrebbe incidere su un eventuale processo. Il pm dovrà inoltre giustificare e motivare le “ragioni di urgenza che rendono impossibile attendere il provvedimento del giudice”.

Non si potrà usufruire delle prove scoperte dai trojan “per la prova di reati, anche connessi, diversi da quelli per cui è stato emesso il decreto di autorizzazione, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”.

Riassunti delle intercettazioni

C’è poi tutto il capitolo legato ai riassunti imposti ai pubblici ministeri e giudicanti fino alla fase dibattimentale. Coinvolti sono anche il gip e il tribunale del Riesame. Una problematica non indifferente. “E’ fatto divieto di riproduzione integrale nella richiesta (del pm, ndr) delle comunicazioni e conversazioni intercettate, ed è consentito soltanto il richiamo al loro contenuto”, scrive nella bozza il ministero.

Sempre anticipato da Repubblica, lo schema della legge prevede un’udienza stralcio, che sarebbe collocata dopo le eventuali misure cautelari. O comunque quando vengono chiuse le indagini. In questo momento, i difensori avrebbero un grosso vantaggio. Infatti sarebbe data loro la possibilità di “esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni”, selezionando i colloqui più rilevanti e quindi da inserire nel fascicolo del processo.

Il ministero ha inoltre precisato in mattinata che “sta lavorando alla stesura del testo per dare doverosamente seguito nei termini e nei tempi prescritti alla legge delega” del 23 giugno 2017 sulle modifiche al codice penale. Ha sottolineato che “il cui contenuto terrà conto anche del confronto prezioso e del contributo significativo di esponenti della giurisdizione, dell’avvocatura, della stampa e del mondo accademico che il ministro incontrerà, come già previsto, nei prossimi giorni”. Resta, però, il dubbio su cosa accadrà quando il decreto arriverà al vaglio consultivo delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, prima di giungere in Consiglio dei ministri. E’ davanti ai componenti delle commissioni che potrebbero essere messi dubbi sull’eccesso di delega.

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