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Internet sostituisce la memoria umana: menti più flaccide
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Internet sostituisce la memoria umana: menti più flaccide

Il mondo rivoluzionato dalla tecnologia non riguarda solo gli oggetti, ma, com’è ovvio che sia, il modo stesso di vivere e, quindi, il nostro modo di pensare.

Nell’era antecedente il motore di ricerca, l’amnesia era temuta come la peste, perché non ricordarsi un numero o un nome comportava ricerche frenetiche: l’informazione poteva essere scritta su un libro, oppure appuntata, a margine, a matita, su un altro libro, su un quaderno, oppure ancora contenuta in una vecchia rubrica.

Oggi, per qualsiasi informazione, c’è Google. Per un numero di telefono c’è il telefono stesso. Ad ogni esigenza è associata un’azione di utilizzo di una fonte digitale, non più quella che vuole colmare l’amnesia.

Stando ad alcune recenti ricerche, le modifiche al nostro modo di vivere e pensare sono così diffuse da considerarsi pressoché globali.

Il Kaspersky Lab, ad esempio, ha rivelato che più del 70% di noi non conosce a memoria il numero di telefono dei figli e quasi il 50% non ricorda quello del partner.

Fatti che derivano da un radicale cambio di abitudini, al quale consegue però un preciso fenomeno socio – psicologico.

Non ricorriamo più alla nostra memoria, perché ci fidiamo della tecnologia. Siamo diventati bionici, in un certo senso: utilizziamo la tecnologia come se fosse una delle nostre risorse fisiche o mentali.

Secondo Maria Wimber dell’University of Birmingham, noi “non memorizziamo più i dati come facevamo un tempo, perché sappiamo che Internet sa tutto”, mentre secondo Betsy Sparrow della Columbia University “la nostra mente ricorre a internet in modo molto simile a quello con cui ricorriamo alla memoria di un amico, un familiare o un collega”.

Se questo sia un bene o un male è un dibattito molto attuale, apertissimo.

Secondo alcuni, siamo diventati più intelligenti, più rapidi a interpretare le situazioni, come se cercassimo di imitare la velocità dell’intelligenza artificiale.

Secondo altri, come Andrew Keen, autore di ‘The Internet is Not the Answer’, le nostre menti sono diventate più “flaccide”, perché stiamo perdendo l’abitudine al pensiero e alla memorizzazione, proprio per colpa della tecnologia.

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