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Intervista a Giovanni Favia
Cronaca

Intervista a Giovanni Favia

Giovanni Favia risponde ad alcune domande di Bologna Magazine.

In campagna elettorale aveva promesso di non usufruire dei contributi elettorali. E così pare che sia andata a Giovanni Favia consigliere regionale del Movimento a 5 Stelle. Ma un articolo de Il Giornale ha messo in dubbio la lealtà dei grillini.

Prima delle elezioni – dichiara Giovanni Favia – mandammo una richiesta non formale, priva di conto corrente e legale rappresentante, a scopo cautelativo. Allora era in auge un dibattito interno su che farne degli eventuali rimborsi: prenderli e darli in beneficenza o non prenderli affatto? Prevalse la seconda linea, e noi lasciammo decadere la richiesta. Tutto qui. Per noi quella è refurtiva, e mai li avremmo ricevuti e tenuti per noi.

Del resto, chi ha mai rifiutato il rimborso elettorale?

Non è mai successo e il fatto che questa nostra scelta sia stata attaccata per questioni di forma è ridicolo. Ci rendiamo conto che, solo per i Gruppi consiliari dell’Emilia-Romagna, spendiamo oltre 15 milioni di Euro in una legislatura? Che ci rinuncino tutti.

Chiarita la questione, ne approfitto per conoscere l’opinione di Favia su alcune questioni di cui Bologna Magazine si è occupata.

Cosa propone il suo movimento sulla cosiddetta questione della Gomorra del Nord?

Una delle nostre cinque stelle è la lotta alla mafia, alle mafie in generale. Quelle che si inseriscono nella vita di tutti i giorni, e che corrompono come un cancro le attività economiche e politiche, anche qui al nord. Ormai è riduttivo parlare di infiltrazioni mafiose. La Mafia c’è, è qui, ed è un problema endemico. Una nostra prima proposta è quella di adottare, a livello Regionale, le misure particolarmente severe proposte dalla Camera di Commercio di Reggio Emilia. Quindi strettissimi controlli sulle imprese edili, soprattutto quelle monopersonali, massima trasparenza in tutti i passaggi dell’assegnazione di un appalto e pubblicazione integrale di bandi, aziende partecipanti, progetti e offerte; oltre che degli assegnatari degli appalti e relative tariffe applicate.

In riferimento al Civis di Bologna qual è la sua posizione?

Noi siamo sempre stati contrari, il Civis è una follia: 250 milioni di Euro per avere una mezza linea di tram? La verità è che i responsabili, di destra e di sinistra, dovrebbero essere portati davanti alla Corte dei Conti. Ora crediamo sia troppo tardi per fermare i cantieri, ma confidiamo che – una volta giunta l’età del pensionamento – questi mezzi non vengano riproposti. Secondo noi bisogna insistere sulle linee ferroviarie che già abbiamo, sviluppando un Servizio Ferroviario Metropolitano leggero, economico e eco-compatibile. Per il centro città, invece, sarebbe meglio ricorrere ai tram su rotaia di ultima generazione: sono i meno impattanti per gli edifici.

Ha mai visitato il Cie di via Mattei? Chi fa da garanzia al rispetto dei diritti?

Non ho ancora avuto occasione di andare al CIE, ma credo che sia una bomba da disinnescare, qui e ovunque. È legittimo, e dovere del Ministero degli Interni, accertare l’identità di persone prive di documenti. Ma, così come sono, i CIE calpestano la Carta dei Diritti dell’Uomo, che noi riteniamo debba sempre essere la nostra guida. Comunque anche in questo caso riteniamo si debba agire scongiurando le cause di quest’immigrazione disperata, e non solo sulle conseguenze.

Torna l’emergenza casa a Bologna e in Regione. Cosa ne pensa dello sgombero delle ex scuole Mazzini?
Noi crediamo che si debba agire alla base delle motivazioni che portano ad un’occupazione, prima che sia necessario dover giungere allo sgombero. L’occupazione è un gesto di disperazione, che però può essere capito – non giustificato, ma capito – se è la maniera di lanciare un segnale forte per richiamare l’attenzione su un problema. Noi però preferiamo sempre agire rimanendo nel solco della legalità. Tutti hanno diritto di avere delle risposte, anche chi subisce ingiustizie in silenzio. Per questo dicevo che si debba agire prima: a Bologna e in Regione le case sfitte sono tantissime, e invece si continua a costruire. Il giochino è semplice: si concedono appalti ai costruttori, che così guadagnano soldi a palate cementificando terreno vergine e restituiscono il favore finanziando le campagne elettorali dei partiti. Che riescono a farsi votare, e a riproporre questo circolo. Purtroppo spesso anche le case popolari sono state usate come moneta di scambio, e poi vendute a prezzi irrisori con sfregio del patrimonio pubblico. Si dovrebbe invece procedere al recupero dei tantissimi edifici che meritano una ristrutturazione: si tratta di interventi più veloci, più economici e che consentirebbero di far scorrere più velocemente le graduatorie.

L.B.



luigia bencivenga
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