Intossicazione alimentare: tonno contaminato da istamina
Intossicazione alimentare: tonno contaminato da istamina
Cronaca

Intossicazione alimentare: tonno contaminato da istamina

tonno

Intossicazione da tonno nel capoluogo Piemontese, si tratta di sindrome sgombroide

Il pericolo per l’intossicazione alimentare da tonno contaminato ha colpito due coniugi del capoluogo Torinese.

Intossicazione da tonno

Il pesce era stato acquistato in una pescheria della città, proveniva dalla Spagna, ed è stato consumato a casa, fresco. Il prodotto ittico è stato immediatamente posto ad analisi e controlli, dai quali è emerso, la positività di diversi campioni alla sindrome sgombroide. Le analisi sono state condotte dal laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico di Torino, diretto dalla Dottoressa Lucia Decastelli, come è stato riportato dal giornale La Stampa. Alti livelli di istamina sono stati ritrovati: nei residui del pasto della coppia, nella pescheria e dal grossista.

Sindrome sgombrale

I sintomi che procura questo tipo d’intossicazione sono diversi: l’arrossamento, il prurito, la cefalea, i crampi addominali, nausea, diarrea, palpitazioni. Questi sono i primi casi di sindrome sgombrale registrati in Piemonte. Le veloci analisi degli alimenti hanno permesso d’individuare immediatamente il collegamento tra la tossina e il tonno, contenuta in quantità 6 volte superiori.

Casi simili

Un’intossicazione alimentare da pesce, contaminato da istamina, era stata registrata, l’anno scorso 2017, in Spagna, paese da cui proveniva il tonno consumato dalla famiglia torinese, e in Italia.

In California, nel 2012, erano stati pescati dei tonni che contenevano delle radiazioni provenienti dal disastro nucleare di Fukushima.

L’università di Standford, nel Marzo 2011, aveva iniziato una ricerche sul prodotto ittico, scoprendo tracce di radioattività, in particolare di cesio 137 e di cesio 134, prodotti che si producono all’interno del reattore durante la fissione nucleare dell’uranio. La contaminazione è possibile perché il pesce pescato nell’Oceano Pacifico, cresce in Giappone, emigrando poi sulle coste della California e del Messico. Durante l’esplosione di Fukushima, molto materiale radioattivo, era fuoriuscito dalla centrale, riversandosi in mare e contaminando le specie che abitano il mare. Per capire la portata del danno ecologico, l’università di Stanford, condusse delle analisi anche sulle altre specie.

Questi episodi dovrebbero farci riflettere, ancora una volta, su quanto sia importante preservare ogni essere che abita il pianeta terra, soprattutto perché ogni nostra azione è collegata ad altre e provoca delle conseguenza, anche a chilometri di distanza da noi.

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