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Investimenti cinesi in Europa: ci salvano o ci soffocano?

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Negli ultimi giorni la Banca Centrale Cinese ha annunciato l’intenzione di effettuare massicci investimenti in titoli del debito dei paesi europei in crisi: una strategia già messa in atto l’estate scorsa, quando la Cina dimostrò la volontà di acquistare bond greci. La Spagna è la prima candidata, con il Portogallo subito al secondo posto.

Per l’Europa si tratta di un vero e proprio salvagente, mentre per la Cina è una forma di tutela: le sue esportazioni in questo momento sono a rischio, e la firma di accordi commerciali può innescare un circolo virtuoso per tutti.

Il vicepresidente della Banca Popolare Cinese Gang Yi ha affermato infatti: “L’euro e i mercati finanziari europei sono una parte molto importante del sistema finanziario globale … Sono stati, sono e saranno uno dei settori di investimento più importanti per le riserve cinesi in valuta estera”.

Sicuramente l’euro e l’Europa sono nell’interesse della Cina, dell’UE e di tutta la comunità internazionale; la scomparsa della moneta europea significherebbe un ritorno al dollaro come unica moneta di riferimento.

Il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani esprime invece la sua preoccupazione: “La porta è aperta agli investimenti esteri, ma è importante controllare le motivazioni degli investitori per proteggere le aziende e il know-how europeo”. Tuttavia, Olivier Bailly, portavoce della Commissione, sottolinea che il rapporto tra investimenti cinesi in Europa e investimenti europei in Cina è ancora squilibrato a favore dell’Europa.

La Cina finora ha acquistato circa 600 miliardi di euro di debito europeo (circa 819 miliardi di dollari), una cifra che spaventa perché sempre più vicina all’esposizione degli Stati Uniti (900 miliardi di dollari).

Gli investimenti industriali riguardano svariati campi: dalle automobili, con la cessione della Volvo da parte della Ford alla cinese Geely (al prezzo di 1,8 miliardi di dollari) al settore petrolifero, con l’acquisto della Addax Petroleum Corporation da parte del gruppo petrolifero Sinopec (7,2 miliardi di dollari), al trasporto marittimo: in Grecia la Cina sta investendo tramite la Cosco, il più grande gruppo di trasporto marittimo cinese e tra i più grandi al mondo, costruendo un terminal per navi transoceaniche al porto di Atene, il Pireo. Un altro investimento (da 50 milioni di euro) arriverà in Irlanda, dove si sta per approvare un piano per insediare il distretto manifatturiero cinese ad Athlone. C’è un progetto simile di parco industriale a sud di Parigi, e mezza Bulgaria sarà sistemata dalle multinazionali cinesi per quanto riguarda strade e telecomunicazioni.

Infine, in Italia Pechino è presente con il tessile di Prato, i centri massaggio di Milano e le bancarelle dei mercati, ma sta aumentando la propria presenza nel settore farmaceutico e in quello cantieristico.

La Cina ha un grande vantaggio sull’Europa: un surplus eccessivo sulla bilancia commerciale e sulla bilancia delle partite correnti. Si sta anche per assistere a un’altra stretta monetaria, che porterà a una rivalutazione dello yuan. Finora il paese ha accumulato solo debito pubblico statunitense, ma deve iniziare a diversificare il proprio portafoglio, e la crisi del debito europea è un’ottima opportunità.

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