Isis, la foreign fighter padovana Meriem è in Francia
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Isis, la foreign fighter padovana Meriem è in Francia

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La foreign fighter padovana Meriem Rehaily sarebbe in Francia sotto falso nome: sotto l'Isis, è condannata a 4 anni di carcere per terrorismo

La giovane foreign fighter di Padova Meriem Rehaily potrebbe essere rientrata in Francia sotto falso nome. Condannata nei giorni scorsi a Venezia per terrorismo, la giovane donna sarebbe quindi fuggita incolume dai bombardamenti su Raqqa. La sua condanna come recluta dell’Isis ammonterebbe a quattro anni di carcere. La notizia arriva dal giornale in lingua araba “Al Ahdath Al Maghribia”, che cita fonti dell’intelligence europea. Ambienti vicini al Ros di Padova mettono in evidenza il fatto che si tratta di fonti al momento non verificabili, pertanto non attendibili. Sul caso, comunque, sono in corso ulteriori accertamenti.

meriem rehaily

Il padre della giovane continua a essere convinto che la ragazza sia stata plagiata tramite il web. Della stessa opinione è anche la madre. La quale, parlando con un’amica, avrebbe sostenuto che “aualcuno che gli ha dato lezioni per diventare cruda”. Prima di queste intercettazioni dello scorso settembre, un altro elemento inquietante era emerso nel corso dell’inchiesta.

Si tratta nello specifico del messaggio inviato da Meriem a un’amica nel quale commentava la foto di una decapitazione. “Non puoi immaginare quanto ho goduto ieri. Non vedo l’ora di piegare uno e togliergli la testa”.

Meriem: la fuga in Siria

Meriem al momento è accusata di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Il processo a suo carico si è aperto il 16 maggio scorso presso il tribunale a Venezia. A difendere la giovane c’è l’avvocato Andrea Niero. Nel corso di questi mesi, gli inquirenti hanno costruito passo dopo passo la fuga di Meriem. A quanto pare, la sua fuga è risultata essere premeditata, a partire dal volo dall’aeroporto di Bologna per raggiungere la Siria.

Nella sua guerra personale dell’Isis contro l’Occidente, Meriem aveva prima aderito alla “cyber-jihad”. Lo aveva fatto in qualità di “soldato dell’esercito informatico” già nel febbraio di due anni fa. In quei mesi avrebbe redatto la cosiddetta killing list jihadista, che conteneva i dati relativi a dieci dirigenti delle forze dell’ordine che sarebbero stati da uccidere.

Questo primo passo, grazie al reclutatore, aveva poi portato Meriem in Medio-Oriente, dove la guerra non è un gioco, ma dove la ragazza è voluta andare lo stesso. Nei confronti della giovane padovana era già stato emesso un mandato d’arresto internazionale. Inoltre a gennaio, il gip Alberto Scaramuzza, accogliendo la richiesta del pm Fracesca Crupi, ne aveva disposto il rinvio a giudizio.

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