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Italia: le banche protestano contro la tassa
Economia

Italia: le banche protestano contro la tassa

Le banche annunciano già battaglia contro la tassa sugli istituti di credito proposta dalla Germania

ABI

L’idea tedesca di tassare le banche non piace troppo nè ai banchieri nè agli industiali, ma neanche al Governo italiano il quale, tuttavia, ha deciso per il momento di non farsi sentire troppo. La proposta sarà discussa nel prossimo vertice G20 di Toronto, dove Giulio Tremonti sa già quale sarà la posizione dell’Italia.

Non tutte le realtà sono uguali, non tutti i Paesi sono uguali. Noi vorremmo che fosse sviluppata una discussione flessibile Paese per Paese”, spiega il ministro dell’Economia, a sottolineare che ogni paese dovrebbe essere libero di decidere autonomamente.

Nessun istituto di credito è stato, infatti, salvato da denaro pubblico e gli stessi Tremonti-bond sono stati un vero fallimento, avendo avuto l’adesione di poche banche come Mps, Banco Popolare, Bpm e Valtellinese. Una vera anomalia quella italiana rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei dove lo Stato ha investito parecchio denaro nel sostegno alle banche.

Ne consegue che le banche italiane per mezzo dell’Abi fanno sentire forte il loro no, anche perchè la categoria si sente già abbastanza tartassata da una pressione fiscale che risulta essere la più alta in Europa.

Chiaro che l’Abi rifiuti fermamente l’introduzione di una nuova tassa, visto che questi provvedimenti comporterebbero anche meno liquidità da destinare all’economia reale, proprio in un momento in cui le banche sono accusate di non sostenere adeguatamente famiglie ed imprese. Ed infatti proprio la politica più orientata alle famiglie e meno alla finanza ha comportato un aumento dei costi di circa 64 miliardi, con un incremento di circa il 5% rispetto al 2009.

“È perciò evidente – conclude l’Abi – che il sistema bancario italiano è già gravato da un incremento di costi e che una nuova tassa peserebbe ulteriormente sulle banche e sull’economia tutta“.

Contrario anche il numero uno di Unicredit, nonchè presidente della Federazione europea delle banche, Alessandro Profumo, che ha definito la tassa “profondamente sbagliata.

Se mi si dice che devo pagare la tassa perchè ho ricevuto fondi pubblici, noi come Unicredit non ne abbiamo ricevuto per niente, quindi è profondamente unfair”.

L’alternativa è la costituzione di un fondo in grado di intervenire nei momenti di pre-insolvenza. “Noi come Unicredit faremo una proposta e ne discuteremo con altri operatori di mercato”.

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