Jerry Calà: “I giovani d’oggi non hanno più voglia di fare”
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Jerry Calà: “I giovani d’oggi non hanno più voglia di fare”

L'attore

Jerry Calà ripensa ai personaggi che interpretava negli Anni Ottanta e osserva che i giovani d’oggi mancano di voglia di fare per emergere.

“Il Giornale” intervista Jerry Calà, che negli Anni Ottanta ha fatto ridere l’Italia con le sue commedie, prime fra tutte “Sapore di mare” e “Vacanze di Natale”, entrambe del 1983. I personaggi di quei film, erano volgari e imitavano i ricchi perché volevano diventarlo, giocando “a fare gli yuppies”, ma alla fine raggiungevano facilmente obiettivo.

Invece Calà non vede nei giovani d’oggi la stessa grinta per affermarsi e lo stesso entusiasmo di quei mitici “bauscia”, che secondo lui servirebbero per risollevare le sorti dell’Italia. L’attore ritiene che attualmente i ragazzi vogliano l’aiuto degli altri, la classica pappa pronta, e non si rimbocchino le maniche. Peccato che nessuno faccia niente per aiutare gli altri a riuscire nella vita: “Siamo noi gli artefici del nostro destino”, sostiene l’artista – lo dicevano anche gli antichi Romani con la celebre massima “Homo faber fortunae suae” o “homo faber ipsius fortunae” -.

La sua esperienza

Con lo stesso spirito, Jerry Calà affrontò nel 1983 la lavorazione del film “Al bar dello sport”, con protagonisti lui e Lino Banfi.

Ne fu entusiasta, ma quando lesse il copione, si accorse che il suo personaggio era sordomuto. Reduce dallo straordinario successo con battute storiche come “Libidine, doppia libidine” e “Prooova, capìttooo!”, anche se era già sotto contratto si rifiutò d’interpretare un personaggio che non poteva né parlare né sentire. Gli sceneggiatori e amici Enrico Oldoini ed Enrico Vanzina andarono a casa sua, dove abitava con l’attuale ex moglie Mara Venier, per cercare di convincerlo, ma niente da fare. Un altro problema era che, dato che l’attore avrebbe dovuto recitare senza parlare, il successo sarebbe stato tutto di Banfi. Per evitare gli incontri con la produzione, Jerry si dava persino malato come uno scolaretto, e alla compagna toccava giustificarlo per telefono.

Jerry Calà

“Al bar dello sport”

Soltanto dopo numerose ed estenuanti pressioni, Jerry Calà si lasciò convincere a recitare nel film, ma pretese che l’handicap del suo personaggio fosse meno grave: egli sarebbe stato “solo” muto e alla fine avrebbe recuperato la parola (che era anche il suo soprannome).

Jerry Calà

L’artista si gettò a capofitto nella preparazione, lavorando “all’americana”, seguendo il famoso metodo Strasberg: contattò persino dei ragazzi sordomuti per capire come vivevano e rivide molte volte il capolavoro di Dino Risi “Straziami ma di baci saziami” (1968) con protagonisti Nino Manfredi, l’attrice statunitense Pamela Tiffin e Ugo Tognazzi. Proprio quest’ultimo interpretava un sarto diventato muto a causa di un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale, il quale però, grazie all’esaudimento di un voto, recuperava il dono della voce.

Calà racconta anche un aneddoto di quel periodo: all’inizio i ragazzi sordomuti si erano recati a casa sua per conoscerlo. Avevano suonato al citofono ed era andata a rispondere Mara Venier. Sentendo silenzio all’altro capo dell’apparecchio, lei, gelosissima a ragion veduta, aveva creduto che ci fosse un’amante che stava cercando Jerry. Tuttavia quella volta lui era completamente innocente ed entrambi mortificati per la figuraccia fatta con i visitatori disabili, scesero ad accoglierli, permettendo loro finalmente di entrare.

Era arrivato il momento di girare il film e il futuro Nonno Libero, con la mimica, cercò gentilmente di dare rilievo a ciò che faceva l’attore “muto”. La commedia si rivelò un successo e l’interpretazione di Calà, sebbene lui non parlasse, fu apprezzata anche da critici insospettabili.

La critica sociale

Jerry Calà era molto amato dal pubblico, anche perché si rifaceva ai grandi della “commedia all’italiana”, come i già citati Tognazzi e Manfredi, e ad Alberto Sordi. Prendeva in giro frequentemente i “nuovi ricchi”, che ottenevano denaro facile e spesso conducevano un tenore di vita migliore di quanto avrebbero permesso le loro finanze. Tuttavia secondo l’attore, ai giovani d’oggi manca la voglia di emergere che caratterizzava quei personaggi e certi soggetti reali di quegli anni.

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