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Johnson & Johnson, Le Foche: “Il blocco non arresterà le nostre vaccinazioni”

L'Immunologo Le Foche sostiene che il blocco delle vaccinazioni con Johnson & Johnson deciso negli USA non bloccherà la nostra campagna vaccinale.

Johnson & Johnson Le Foche

Secondo Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico Umberto I di Roma, la sospensione della somministrazione del vaccino Johnson & Johnson negli USA non bloccherà la campagna vaccinale italiana. Il nostro paese ha infatti a disposizione altri tre tipi di vaccini e “sono sicuro che anche il J&J verrà ripristinato al più presto, magari con delle indicazioni precise come è successo per il vaccino AstraZeneca consigliato per gli over 60“.

Le Foche su vaccino Johnson & Johnson

Intervistato dal Corriere della Sera, l’esperto ha spiegato che sul siero in questione si stanno facendo degli studi per capire quali siano i distretti più colpiti che hanno portato alla diagnosi di sei trombosi su sette milioni di vaccianti. Si tratta quindi di eventi rarissimi che non devono spingerci a rallentare le somministrazioni: “Dobbiamo andare avanti prendendo esempio dal Regno Unito“.

Le Foche ha sottolineato come la velocità della campagna in UK sia dovuta al fatto che vi è un’agenzia regolatoria nazionale (MHRA) che non ha mai sospeso i vaccini indipendentemente dai blocchi della Fda e dell’Ema.

A chi gli ha chiesto se entro l’estate sarà possibile raggiungere l’immunità di gregge, l’esperto ha risposto che al massimo si potrà raggiugnere quella di massa. La diferenza sta nel fatto che la prima si raggiunge quando viene vaccinato almeno il 90% della popolazione, la seconda quando si arriva al 55-60%.

Quest’ultima comporta una protezione di una parte molto alta della popolazione che permette di procedere alle riaperture in sicurezza.

I vaccini, ha continuato Le Foche, non sono comunque l’unica arma a disposizione per combattere il virus. Vi sono infatti anche gli anticorpi monoclonali, che possono evitare le terapie intensive e i ricoveri per utilizzare i quali serve però una triplice alleanza fra medico di base, paziente e medico ospedaliero.

Tutto parte infatti dal medico di famiglia che deve individuare i pazienti fragili (cardiopatici, ipertesi, coloro che predentano più patologie) nei primi tre giorni del contagio e deve essere molto veloce nel mandare una mail al medico del centro anticorpi monoclonali dell’ospedale: “Se si interviene in questi tempi il paziente se ne va casa senza ricovero“.


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