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Juventus: Marotta a tutto campo

Nel corso delle interviste rilasciate a “La Gazzetta dello Sport” e a “Radio Anch’io Sport”, Giuseppe Marotta ha parlato di Juventus e di Nazionale. A proposito dei suoi primi giorni nel club bianconero, il direttore generale dell’area sportiva ha dichiarato: «Un’esperienza unica. Il calcio è uguale a tutte le latitudini, ma quando entri nel mondo-Juve capisci subito quanto pesa lavorare in uno dei club più importanti del mondo. La pressione è tanta, ma l’entusiasmo è pure superiore». Alla domanda su chi lo abbia aiutato di più in questa fase, Marotta risponde: «Il presidente, innanzitutto. Andrea Agnelli è giovane, ma vive il calcio da quando era ragazzo, cioè da quando frequentava la Juve insieme al padre e allo zio. Così ha maturato una grande esperienza e ora tutti stiamo traendo giovamento dalle sue indicazioni»

Poi si passa alla nazionale, nella quale il “gruppo Juve” è sempre stato importante.

Quanto ci vorrà per ricrearlo? «La Nazionale non può fare a meno di tutti i grandi club – risponde Marotta -. La qualità del calcio italiano ora è senz’altro inferiore a quella di qualche anno fa. Dobbiamo capire il perché. Nel ‘66, dopo la debacle con la Corea, il consiglio federale chiuse le frontiere agli stranieri e fu una scelta, a mio parere, azzardata. Oggi bisogna lavorare per alzare il tasso qualitativo del nostro calcio, partendo dal settore giovanile. E in ciò il contributo della Federazione deve essere predominante rispetto a quello dei club, rafforzando la collaborazione tra la prima e i secondi».

Marotta respinge le posizioni di quanti chiedono le dimissioni del presidente della Figc, Giancarlo Abete: «Non è lui il colpevole – risponde – perché le difficoltà del calcio italiano non sono certo riconducibili al presidente federale.

Anche la condizione dei singoli giocatori è importante nel momento in cui si gioca. L’Italia si può criticare dal punto di vista tecnico-tattico, ma è sembrata giù di corda anche sotto l’aspetto fisico».

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