Killer di Sestri: trappola psicologica per l'agguato a Olivieri?
Killer di Sestri: trappola psicologica per l’agguato a Olivieri?
Cronaca

Killer di Sestri: trappola psicologica per l’agguato a Olivieri?

killer
Antonio Olivieri in un momento di vita quotidiana

Il killer di Sestri ha usato un escamotage per richiamare l'attenzione di Olivieri fino a farlo scendere nello scantinato. L'ipotesi degli investigatori si fa sempre più sicura.

Antonio Olivieri, artigiano di 50 anni, ucciso la settimana scorsa nel sottoscale del palazzo civico 65 di viale Roma, ove risiedeva da tanti anni, ha un’indagine in corso. Con buone possibilità di comprendere il vero modus operandi della dinamica dell’omicidio. Si apre l’ipotesi che l’omicidio sia stato premeditato.

Killer, l’indagine

L’assassino avrebbe attirato Antonio Olivieri in una sorta di trappola psicologica. Pare, difatti, che con una scusa ipotetica sia stato introdotto in cantina per poi essere colpito alla testa. Gli investigatori della squadra mobile di Genova diretti da Marco Calì hanno compiuto una ricostruzione accurata degli accadimenti.

Accadimenti, che si sono verificati di prima mattina – dalle 6 alle 7 -, Olivieri è stato fatto scendere nello scantinato dove si trova il vano con i contatori della luce. Appena entrato nel locale, Olivieri si è sentito colpire con un oggetto che al momento non viene identificato.

Oggetto, che non si trovava nel luogo del delitto.

Il colpo alla testa è stato sferrato più di una volta nello stesso punto facendo cadere a terra l’uomo. Successivamente il killer ha legato al collo di Olivieri tre fascette di plastica utilizzate per mestiere dagli elettricisti.

Le fascette erano ben strette al collo, talmente strette che hanno dato il colpo finale mediante lo strangolamento. Secondo l’autopsia l’uomo era già morto attraverso la raffica di colpi ricevuti alla testa.

L’ipotesi più probabile secondo gli investigatori potrebbe essere riconducibile a mettere in tilt l’impianto luce di casa Olivieri, per poi obbligarlo a scendere. Antonio si trovava insieme ai suoi figli al momento in cui qualcosa di imprevisto l’avrebbe fatto decidere di andare in cantina.

Quindi, Oliveri sarebbe sceso nello scantinato precisamente nel vano dei contatori per ripristinare la corrente? Questa resta la spiegazione più plausibile. Altre ipotesi sono al vaglio degli investigatori, come la possibilità che qualcuno di sua conoscenza possa averlo chiamato con una scusa – forse una richiesta di sedicente aiuto -, così da farlo correre giù.

Dunque, il perché del movente dell’omicidio del killer resta ancora ignaro. Si mira soprattutto a moventi di natura familiare e di spaccio di droga nel solo cerchio di Sestri. La prima ipotesi correlata alla moglie di Olivieri, Gesonita Barbosa, vuole mettere in centro la grande tensione della separazione che ha sfociato ad un reato di dolo. L’artigiano, difatti, aveva sporto denuncia per l’incendio della sua moto-scooter. Con una condanna di primo grado nei confronti della donna. La loro separazione è stata motivo di conflitto estremo tra minacce più o meno velate e vere e proprie denunce.

La seconda ipotesi, la droga, è da far ricondurre ad un passato di Olivieri. Passato fatto di consumo della sostanza. Periodo in cui anche la moglie condivideva il vizio – Barbosa era ancora in contatto nel periodo di Luglio con uno spacciatore che è morto per overdose non poco tempo fa -.

Le indagini proseguono.

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