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Israele-Gaza, l’esercito israeliano attacca Hamas. Netanyahu: “Avanti per tutto il tempo necessario”

Continuano le tensioni tra Israele e Gaza. L'esercito israeliano ha messo in atto una massiccia offensiva, colpendo 150 obiettivi. Smentita un'invasione.

Tensioni Israele-Gaza: l'esercito di Israele lancia l'offensiva

L’offensiva dell’esercito di Israele contro Gaza, lanciata nella notte con forze aeree e terrestri, ha portato la guerra in corso tra israeliani e Hamas a un nuovo livello.

Più di 160 aerei hanno bombardato 150 obiettivi nel nord di Gaza, come ha riferito l’esercito di Israele, precisando che i bombardamenti, 50 round in 40 minuti, hanno riguardato le infrastrutture sotterranee del movimento di resistenza islamica.

Hamas ha risposto con il lancio di oltre 50 razzi verso le città di Ashdod e Ashkelon e vicino all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Il portavoce militare di Israele, Jonathan Conricus, ha precisato che le notizie di un’invasione della Striscia di Gaza sono state dovute a un errore di comunicazione, assumendosi la responsabilità del fatto. La situazione è stata aggravata dal lancio di razzi libanesi diretti verso Israele, ma finiti in mare.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Ho detto che avremmo fatto pagare un prezzo molto alto ad Hamas, lo facciamo e continueremo a farlo con grande intensità. L’ultima parola non è stata detta e questa operazione proseguirà per tutto il tempo necessario“.

Israele-Gaza, il bilancio dei combattimenti

Nella mattinata di venerdì 14 maggio, Gaza ha riferito di aver avuto 115 morti, tra i quali 27 minori e 11 donne, e circa 600 feriti.

Un’intera famiglia, compresi i quattro bambini e la madre incinta, sono rimasti uccisi durante un bombardamento israeliano nella zona di Sheikh Zayed, nel nord di Gaza. Questa particolare offensiva israeliana ha provocato, seconda l’agenzia palestinese Wafa, almeno 11 morti e 50 feriti.

Le vittime israeliane ammontano invece a 7 (compreso un bambino di soli 6 anni) e sono dovute agli oltre 1.600 razzi lanciati da Gaza, sommati ai droni di tecnologia iraniana e ai nuovi razzi Ayash250, che avrebbero una gittata di 250 chilometri.

Tra i 3 e 4mila soldati israeliani sono ammassati al confine con la Striscia di Gaza e altri riservisti sono stati chiamati.

Israele-Gaza, paura per le cacce all’uomo

Notevoli timori riguardano anche le cacce all’uomo e i tentativi di linciaggio tra arabi e israeliani. Le violenze proseguono infatti in divese città ad alta presenza araba, come Lod, Acre e Haifa. 374 persone sono state arrestate per aver provocato disordini e scontri, spesso fomentati da militanti palestinesi o di estrema destra.

A Musmus, vicino ad Haifa, 12 residenti sono stati arrestati per sassaiole e danneggiamenti. A Tel Aviv sono state fermate 2 persone armate di coltello. Beersheba conta 13 arresti. A Bat Yam, nei pressi di Tel Aviv, è stato diffuso un video che mostra un gruppo di estremisti israeliani aggredire un arabo che resta a terra privo di sensi. L’uomo è stato portato all’ospedale Ichilov di Tel Aviv e le sue condizioni sono gravi ma stabili. A Lod è stato dichiarato lo stato di emergenza, dopo che una sinagoga e delle proprietà di ebrei sono state attaccate e un arabo è stato ucciso.

Israele-Gaza, le reazioni internazionali

Una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’Organizzazione della Nazioni Unite, è prevista in videoconferenza per domenica 16 maggio. L’incontro era inizialmente programmato per il venerdì precedente, come chiesto da Cina, Norvegia e Tunisia, ma gli Stati Uniti si sono opposti, chiedendo uno slittamento per “dare tempo alla diplomazia”, che tarda a farsi sentire.

Proprio gli Stati Uniti, tradizionali alleati della stato israeliano, si trovano in una posizione delicata. Antony Blinken, segretario di Stato americano, ha espresso “profonda preoccupazione per la violenza nelle strade di Israele”. “Riteniamo che israeliani e palestinesi abbiano diritto in eguale misura a libertà, sicurezza, dignità e prosperità“, ha aggiunto il capo della diplomazia degli Stati Uniti. Il Presidente Joe Biden ha parlato con Netanyahu e intende sentire i leader della regione. Biden ha espresso la sua speranza che questa escalation “possa fermarsi quanto prima”, ma ha anche ribadito “l’incrollabile sostegno” per il “diritto di Israele all’autodifesa”.

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