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L’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano è stato condannato a 13 anni 2 mesi di carcere

Mimmo Lucano è stato condannato a 13 anni e 2 mesi di reclusione: al centro dell'inchiesta il sistema di accoglienza messo a punto da sindaco a Riace.

Mimmo Lucano condannato

Il Tribunale di Locri presieduto dal giudice Fulvio Accurso ha condannato a 13 anni e 2 mesi di carcere l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, divenuto simbolo di un modello di integrazione e accoglienza. Nel 2018 venne travolto dall’inchiesta della Procura di Locri che aveva ipotizzato l’esistenza di un sistema criminale dietro quest’ultimo, condivisa anche dal Tribunale che gli ha anche inflitto una pena più dura di quella richiesta dal pm (8 anni e 11 mesi).

Mimmo Lucano condannato

I reati contestati dalla Procura erano quelli di associazione per delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quando aveva aperto la requisitoria dell’accusa contro Lucano e altre 26 persone, il procuratore della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio aveva parlato del modello Riace come di un “agire in modo opposto al favorire l’accoglienza“.

L’indagine, aveva spiegato, ha riguardato la mala gestione dei progetti di accoglienza in cui, sempre secondo la Procura, le vere parti offese sarebbero stati gli stessi immigrati “visto che a questi ultimi sono state date le briciole dei finanziamenti elargiti dallo Stato” e gli indagati avrebbero tentato di giustificare un fine nobile con una commissione di reati.

Mimmo Lucano condannato, i legali: “Accanimento terapeutico”

Gli avvocati della difesa Andrea Daqua e Giuliano Pisapia hanno parlato di accanimento terapeutico della pubblica accusa nei confronti dell’ex sindaco chiedendo per lui un’assoluzione piena. Secondo loro Lucano sarebbe infatti estraneo alle accuse contestate e ontologicamente incapace di agire per guadagno anche solo politico. Al contrario a loro detta ha agito da fedele rappresentante dello Stato quando questo era “assente e incapace” di dare assistenza e riparo ai profughi che a centinaia sbarcavano sulle coste calabresi.

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