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L’ipotesi di Paola Severino al Quirinale: chi la conosce dice “che le piacerebbe”

L’ipotesi di Paola Severino al Quirinale fra suggestioni e concrete possibilità che succeda a Sergio Mattarella: chi la conosce dice “che le piacerebbe”

L'avvocatessa Paola Severino

Sull’ipotesi di vedere Paola Severino insediata al Quirinale chi la conosce dice “che le piacerebbe”. Lo dice un bell’articolo di Massimo Franco sul Corriere della Sera che rincorre, in mood coi tempi, l’ennesima suggestione. Quella cioè che vede candidabile al Quirinale al posto di Sergio Mattarella la 73enne avvocatessa che ha le impronte digitali sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore nel 2013.

Nell’aneddotica citata dall’articolo spicca la frase per cui chi con la Severino ha tastato il terreno si è sentito rispondere che “nessuno può considerarsi candidato senza compiere un atto di arroganza”. 

L’ipotesi di Paola Severino al Quirinale, ma lei punterebbe sulla “collega” Cartabia

È roba elusiva che non fa testo ma fa polpa folk, quindi va bene lo stesso in un clima in cui Enrico Letta forse l’ha detta giusta in merito al toto Quirinale complulsivo di questi tempi.

Il dato empirico è che la Severino, avvocata con grandi clienti ma non immune da iniziative pop, è la prima sponsor di un’altra toga rosa al Quirinale: Marta Cartabia. In più è una fan di Mario Draghi, o meglio, del “bravismo” che Draghi incarna e dal quale lei per prima non è immune, il che la mette in pole nel momento esatto in cui dalla stessa se ne allontana schernendosi. 

La Guardasigilli di Monti che “stese” il Cav: l’ipotesi di Paola Severino al Quirinale

Paola Severino non fa politica attiva; l’ha fatta lato esecutivo con il governo di Mario Monti di cui fu titolare della Giustizia. I suoi campi sono la docenza e il Foro, dove aveva rappresentato gente come Romano Prodi e Gaetano Caltagirone. È amica di Letta ma con lui ha condiviso più la parentesi didattica transalpina che le pulsioni Dem del dopo “Enrico stai sereno”. 

È decisamente di scuola l’ipotesi di Paola Severino al Quirinale: ecco dove non avrebbe (quasi) certamente voti

Il dato empirico due e che la Severino per andare al Quirinale dovrebbe prima volerlo, e non è affatto certo. Poi avrebbe bisogno, al di là degli endorsement di gente come lo stesso Draghi e di Renato Brunetta, dei voti dei Cinquestelle che nella loro mistica amano più gli avvocati del popolo che quelli del generone. Poi di quelli del Cav. Cav che si sarà anche fatto anzianotto, ma non tanto da aver dimenticato sotto l’egida di quale legiferato dovette fare le ignominiose valige da Palazzo Madama.

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