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La Cina dietro Chavez?

Il segretario generale della Lega Araba Amr Mussa conferma le trattative in corso. Il leader venezuelano Chavez si è offerto come mediatore per risolvere la crisi libica. Lo afferma l’emittente satellitare al Jazira citando sue fonti. Il ministro degli esteri venezuelano Nicolas Maduro ha discusso la proposta con il segretario generale della Lega Araba Amr Mussa e i dettagli del piano saranno annunciati in un incontro della Lega araba al Cairo. Mussa ha confermato che il piano venezuelano viene preso in considerazione e che ”ieri ne ha parlato con diversi leader arabi”. Alla domanda se Gheddafi avesse accettato il piano, Mussa ha risposto :”Non lo so, perchè dovrei saperlo?”. Ma il tempismo della notizia di una possibile mediazione del Presidente Ugo Chavez è sospetto.

Poche ore prima l’ex leader libico Muammar Gheddafi aveva minacciato l’Occidente di sostituirlo con la Cina come partner commerciale e primo paese nelle esportazioni di petrolio. Non è un caso che nei giorni scorsi il Governo di Pechino si era mostrato scettico sul possibile esilio di Gheddafi, pure ventilato dagli USA, e non ha mai mancato di confermare il netto rifiuto per una soluzione militare della crisi libica. Pechino non vuole deporre con le armi Gheddafi. Anche se ha votato la risoluzione del 26 febbraio n°1970, la Cina, con la Russia ha insistito molto sulla necessità di evitare un conflitto militare, ed ha ottenuto il riferimento all’art. 41 della carta ONU. Quello che esclude la guerra. Molti pensano che per l’intervento sia necessario un’altra risoluzione ONU che possa “coprire” le operazioni.

Gli americani sembrano volerlo. Sarà dura ottenere il consenso cinese in consiglio di sicurezza. Come quello russo o francese, d’altronde. Ma Pechino si muove in silenzio. Gli scenari geo-politici post Gheddafi ( o sarebbe meglio dire post rivolta? ) dettano la linea ai governi. E la linea coincide con gli interessi strategici che l’intera area nord-africana propone. La centralità della Libia,dei suoi pozzi petroliferi e delle riserve di gas è insuperabile.

Membro dell’Opec, la Libia è il quarto produttore di petrolio in Africa, dopo Nigeria, Algeria e Angola, con quasi 1,8 milione di barili al giorno e riserve valutate in 42 miliardi di barili.
Quando Muammar Gheddafi arrivò al potere, nel 1969, le aziende petrolifere, soprattutto americane, estraevano dal suolo libico oltre 2 milioni di barili al giorno.

Dopo la nazionalizzazione delle risorse petrolifere e la limitazione della produzione di greggio, il Rais tramite la Società nazionale del petrolio (Noc), cominciò a venderci l’oro nero. Joint-venture con partecipazioni minoritarie da parte di aziende straniere è stata la formula. E’ ha funzionato fino ad ora.
Dopo 20 anni di isolamento internazionale, la Libia ha visto tornare tutti colossi petroliferi occidentali in cerca di greggio: sono stati circa 40 gli operatori stranieri ( tra cui la Cnpc, controllante di PetroChina, già presente dal 2002 in Libia, dove lavora e detiene asset nel business del gas e del petrolio) che hanno partecipato a quattro gare per l’assegnazione dei diritti di esplorazione. L’obiettivo di Tripoli è portare la produzione petrolifera dagli attuali 1,8 milione di barili a tre milioni nel 2013, per un investimento di 30 miliardi di dollari.
La Libia mira anche a sostenere la produzione di gas naturale, le cui riserve sono stimate in 1.540 miliardi di metri cubi, secondo l’Opec. In tre anni, il paese ha quasi raddoppiato le sue esportazioni di gas, passando dai 5,4 miliardi di metri cubi del 2005 a oltre 10 miliardi, secondo l’Opec.
La Cina. Il rapporto con il Venezuela in particolare vive il suo miglior momento da quando il presidente Hugo Chavez è alla guida del paese. Alla base di tutto c’è la join venture del 2007 tra Cnpc e Petroleos de Venezuela, consolidata all’inizio dello scorso mese di dicembre con le tre principali aziende cinesi del settore energetico che hanno preso parte al piano d’investimenti da 40 miliardi di dollari, con scadenza 2016, stabilito da accordi congiunti. Il paese latinoamericano, già diventato il primo fornitore di petrolio grezzo e raffinato e il terzo di idrocarburi, aumenterà ulteriormente l’export giornaliero verso la Cina.
Insomma il sodalizio cinese con il “compagno” Chavez è forte. E Chavez è vicino a Gheddafi. La Cina è presente in Libia da anni e ha intenzione di consolidare la sua presenza nell’intera area e ha i soldi per farlo. Il risultato della debolezza europea potrebbe farci pagare un conto salatissimo.


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