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La Cina svaluta ancora la moneta, Europa immobile
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La Cina svaluta ancora la moneta, Europa immobile

Terza svalutazione della moneta cinese, lo yuan, in tre giorni, per un -4,65% in totale rispetto al dollaro USA.
L’azione messa in atto dalla Banca Popolare Cinese, la PBoC, che svolge per Pechino il ruolo di istituto centrale di credito, è la più consistente degli ultimi due decenni e mira, di fatto, a sostenere la crescita del Paese favorendo le esportazioni. I proclami ufficiali del direttivo PBoC parlano “di lasciare che sia il mercato a decidere il tasso di cambio della valuta cinese” e di una futura politica di astensione “da interventi regolari sul mercato dei cambi”, ma la progressiva svalutazione dello yuan di questi giorni è un dato di fatto.
La prima reazione delle borse ha rispecchiato l’effetto sorpresa provocato dalla mossa di Pechino ed è stato improntato a perdite fra l’1 e il 2% in tutta Europa e negli USA. Al momento, invece, tutti i mercati hanno ripreso a puntare in positivo, con indici in media attorno all’1%.
Status quo ristabilito, di fatto, ma i timori di molti analisti riguardano ciò che potrà avvenire da oggi in avanti, perché la Cina è in una situazione molto delicata: per questo e il prossimo anno era attesa una crescita di +10%, mentre è chiaro già oggi che quella percentuale sarà impossibile da raggiungere.

Più realistico un +7%, ma solo per quest’anno, mentre, per il prossimo, è tutto da vedere.
Ovvio che Pechino abbia deciso, avendone la possibilità, di esercitare la propria sovranità monetaria, mentre l’Europa, in fase di stagnazione economica (termine poco tecnico, ma confacente), non può fare altro che stare a guardare, mettendosi nelle mani dei mercati e delle loro reazioni.

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