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La giornata italiana dello zar Putin: 70 minuti di ritardo dal Papa
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La giornata italiana dello zar Putin: 70 minuti di ritardo dal Papa

Ieri è stata la giornata italiana del leader russo Vladimir Putin, iniziata all’Expo e terminata a Roma.

In mattinata, Putin ha visitato il padiglione russo al fianco del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, affrontando tutti i temi di interesse a modo suo.

Il primo, quello sul quale, con maestria, lo zar ha voluto mettere l’accento, sono le perdite che l’economia italiana subisce in conseguenza delle sanzioni alla Russia: “un miliardo di euro da contratti già siglati”, la stima proposta. Sulla questione dice la sua anche il ministro Alexiei Uliukaiev, aggiungendo che ritiene difficile un inasprimento delle sanzioni, perché non farebbe che arrecare danno a tutti i paesi europei.

Con Renzi che si è dimostrato molto amichevole, è arrivata la replica degli USA: quanto detto in occasione del G7 circa il mantenimento delle sanzioni e sul loro eventuale (se necessario) inasprimento è confermato e condiviso da tutti i leader europei “compreso il premier Matteo Renzi”. Insomma, con poco garbo, quello che Renzi non ha detto, lo ha detto la Casa Bianca.

Dall’Expo, Vladimir Putin si è poi trasferito a Roma, dove, nel pomeriggio, ha incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Papa Francesco e, per un breve saluto, Silvio Berlusconi.

C’era grande attesa per l’incontro con il Pontefice, e Putin si è presentato con un ritardo di 70 minuti, superiore alla durata del colloquio vero e proprio, che è stata di circa 50.

Papa Bergoglio, secondo quanto riferito dal portavoce padre Federico Lombardi, ha affermato che “occorre impegnarsi in un sincero e grande sforzo per realizzare la pace, e si è convenuto sulla importanza di ricostituire un clima di dialogo e che tutte le parti si impegnino per attuare gli accordi di Minsk”. In merito poi alla questione medio orientale, il portavoce vaticano ha riferito che “è stato sostanzialmente confermato quanto già condiviso circa l’urgenza di perseguire la pace con l’interessamento concreto della comunità internazionale, assicurando nel frattempo le condizioni necessarie per la vita di tutte le componenti della società, comprese le minoranze religiose e in particolare i cristiani”.

Un chiaro richiamo alla pace è ciò che è stato riportato in via ufficiale. Quello che Putin e Bergoglio (la cui insolita aria serissima è stata evidenziata da molti) si sono detti durante il colloquio rimane fra loro due, salvo gli eventuali effetti che potrebbe avere in politica. Quelli che li conosceremmo tutti.

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