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La “lettura sociale” salverà i libri
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La “lettura sociale” salverà i libri

In un’epoca in cui tutto ha una forma e una dimensione, dove l’individualismo cede il posto alla collettività e al conformismo, è chiaro che il fascino fantastico dei libri è destinato a scemare, lentamente e inesorabilmente rimpiazzato dalla materialità della tecnologia e dalla strabilianza degli effetti speciali. Perché leggere un libro, quando basta attendere l’uscita del film – tra l’altro, anche a miglior mercato? si domandano alcuni. Certo, una simile affermazione solleverebbe immediatamente un lamentoso coro di protesta da parte di chi non ha alcuna intenzione di abbandonare i propri “amici” in formato cartaceo. Tuttavia le statistiche ci ricordano come effettivamente il numero di “lettori tradizionali” sia in rapida picchiata, e non a caso.

L’era dei social network

L’uso dell’espressione “lettori tradizionali” non è casuale. Facebook, Twitter, Messanger sono solo alcuni dei tanti nomi che popolano lo sconfinato universo dei social network. Un mondo digitale che, come una realtà parallela, rappresenta la proiezione virtuale del nostro essere all’interno della banca dati più ampia del mondo: Internet.

La collettività e il conformismo cui avevamo accennato precedentemente sono la chiave del successo dei social network: la continua ricerca di una ragione d’aggregazione sociale ha contribuito al proliferare di questi spazi web, all’interno dei quali gli iscritti possono esprimere se stessi e la loro personalità.

I lettori virtuali

Ai “lettori tradizionale” si aggiunge quindi una nuova tipologia di lettori, che chiameremo “virtuali”, ma non tanto per una questione propriamente di lettura – digitale invece che cartacea – quanto piuttosto per il fatto di essere riusciti ad approcciare il conformismo e l’aggregazione sociale dei social network a un’attività solitaria come la lettura, intesa nel senso proprio del termine. Su Facebook, per esempio, nascono gruppi e pagine sociali interamente dedicate alla lettura, all’interno delle quali i lettori possono confrontarsi ed esprimere le proprie opinioni, mantenendo viva la passione per la letteratura.

Claire Armitstead

Lo ha confermato anche la coordinatrice del canale Twitter dedicato ai libri del celebre The Guardian (in alto, a sinistra), secondo la quale le letture di gruppo o “letture sociali”, come le ha chiamate lei, costituirebbero l’unica fonte di salvezza per l’incerto futuro dei libri. Sempre secondo la Armitstead, infatti, ben l’8% del nostro traffico proverrebbe proprio dalle reti sociali. La consapevolezza delle infinite potenzialità del web ha raggiunto quasi tutti, e la possibilità di condividere le proprie passioni con persone provenienti anche dall’altro capo del mondo costituisce un’opportunità allettante e culturalmente stimolante.

Un giusto compromesso

Sarebbe ciò di cui i lettori hanno bisogno e, ancora prima, i libri per potere sopravvivere. Un compromesso giusto ma anche equilibrato, che sappia unire la lettura al conformismo e, se vogliamo, anche alla mondanità. Occasioni di unione all’insegna della letteratura e dei libri, capaci di tutelare il fragile “ecosistema letterario”, preservando la tradizionalità di questa importante passione culturale prima che svanisca per sempre.

Filippo Munaro

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