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La moda dell’estate: picchiarsi in amichevole

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Più che una prova, tre indizi fanno tristezza. Altro che un calippo e ‘na bira, il tormentone dell’estate 2010 è l’amichevole che finisce in rissa. Il denominatore comune dei tre episodi ravvicinati degli ultimi giorni è la presenza di squadre italiane: Cagliari, Catania e Brescia sono finite loro malgrado sulle prime pagine non per le prodezze dei rispettivi attaccanti ma per il pessimo spettacolo offerto in partite che dovrebbero essere solo utili test.

Certo, la parte dei provocatori è sempre spettata agli avversari ma è triste constatare che appena ci si può picchiare, gli italiani non si fanno pregare. Il pericolo è che abbia ragione Giampaolo, l’allenatore del Catania unico dei tre tecnici italiani coinvolti a stigmatizzare senza remore l’atteggiamento della propria squadra ed a non cercare giustificazioni.

“Perchè cose del genere accadono solo nelle amichevoli estive? Forse perchè c’è la certezza di non venire squalificati?”.

Già. Una sorta di libera tutti, di sfogatoio pubblico essendo consci dell’impunità, perchè poi con l’arrivo delle gare ufficiali non sarà più possibile. O forse venti giorni di ritiro mettono a dura prova il sistema nervoso dei pedatori (in tutti i sensi) del Bel Paese? Di certo tutto questo non serve a fare una buona pubblicità al movimento calcistico italiano: e siamo solo in estate. Non resta che attuare anche la tessera del calciatore.


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